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Dopo decenni di forte crescita economia in controtendenza con le potenze occidentali, la Cina sta affrontando una crisi senza precedenti che rischia di espandersi e danneggiare l’economia mondiale.

Ma andiamo con ordine. Il tasso di crescita del PIL cinese sta rallentando da oltre un decennio, siamo passati da un +14% del 2007 a un +3% nel 2022. Sempre nel 2022 si registra un tasso di disoccupazione giovanile del 19,9%, il livello più alto dall’inizio delle registrazioni nel 2018.

Questo è dovuto a una serie di fattori, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la contrazione della forza lavoro e la guerra commerciale con gli Stati Uniti. In un contesto già poco felice, a preoccupare gli investitori esteri è soprattutto una possibile bolla del debito immobiliare.

Il settore immobiliare cinese è, infatti, uno dei più indebitati al mondo. Nel 2022, il debito totale degli sviluppatori immobiliari cinesi era di oltre 50.000 miliardi di yuan (7.800 miliardi di dollari), pari a circa il 30% del PIL cinese. La bolla del debito immobiliare è un rischio importante per l’economia del dragone, perché un crollo del settore immobiliare potrebbe portare a una crisi finanziaria.

La poderosa crescita di questi decenni è stata sostenuta non solo dal manifatturiero e dalle esportazioni, ma anche da una domanda drogata e speculativa di immobili. Le case continuavano ad aumentare di prezzo anno dopo anno – anche oltre il 10% – fino a diventare un investimento sicuro a cui tutti volevano accedere, anche a costo di enormi sacrifici.

La bolla immobiliare si reggeva sulla continua crescita dei prezzi, che ripagava investimenti a debito dei privati ed effetto leva dei vari istituti finanziari, surriscaldando il settore delle costruzioni. La crescita dei prezzi degli immobili ha frenato progressivamente, diventando negativa nel 2022 e facendo esplodere la bolla. E così si sono palesate in ambito finanziario le posizioni speculative e la sovrapproduzione nel settore edile.

Stiamo parlando di una crisi senza precedenti per Pechino. Molti lettori ricorderanno la crisi di mutui subprime del 2006-2008, e di come una bolla immobiliare negli Stati Uniti abbia innescato una delle più grandi recessioni della storia dai tempi della grande depressione degli anni 30.

Stiamo assistendo a qualcosa di simile?

La Repubblica Popolare Cinese è la seconda economia mondiale, responsabile di un quarto della crescita del PIL globale di questo millennio. Se il Paese entrasse in difficoltà, di sicuro il mondo se ne accorgerebbe.

Country Garden, considerata il più grande promotore immobiliare della Cina, sta avendo difficoltà a ripagare i propri debiti e a consegnare le case ai risparmiatori. A ottobre il colosso immobiliare ha annunciato di non essere in grado di onorare i debiti offshore per circa 11 miliardi di dollari di obbligazioni, scatenando il panico tra i clienti, che temono che i loro progetti siano cancellati o rimandati. 

La situazione sembra disperata. Ricordiamo ai lettori che tale società – la Country Garden – è considerata il più grande promotore immobiliare della Cina e ha il quadruplo dei cantieri rispetto alla seconda azienda nel settore, Evergrande.

Dopo perdite superiori al 90% in 5 anni sulla borsa di Hong Kong, nella giornata di ieri la compagnia torna a respirare dopo alcune indiscrezioni (ancora non confermate) secondo cui il gruppo immobiliare, che sta affondando tra i debiti, sarà tra i 50 beneficiari delle misure di sostegno che il Governo cinese ha deciso a favore del settore immobiliare.

Sicuramente serviranno ingenti risorse finanziarie per tamponare le falle, che non a caso stanno già defluendo dai titoli di stato Usa anche in virtù della crisi politica tra i due giganti. Solo questa società possiede debiti pari a 175 miliardi di dollari. La crisi si è diffusa a macchia d’olio e il Governo ha deciso di intervenire lanciando un salvagente al settore, nel timore che la crisi possa contagiare l’intera economia.

Tuttavia l’aumento del debito è una delle principali preoccupazioni degli economisti, perché rende più difficile per il governo cinese rispondere agli shock economici. Dopo anni di Covid, e con l’aumento dei conflitti in diverse regioni del mondo, ci auguriamo che Pechino riesca a limitare i danni e che abbia imparato dagli errori passati dell’occidente.

Evergrande forse si è rivelata “too big to fail”, ma cosa succederà a tante altre aziende, ai risparmiatori che aspettano una casa e all’economia del paese ora che la fiducia degli investitori sta scomparendo?