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Capire, oggi più che mai, le motivazioni dalle quali derivano i femminicidi è di fondamentale importanza. In primis, è importante precisare che il femminicidio è un termine forse più giornalistico, che legale. Nel senso che, nell’ápeiron delle leggi Italiane, non esiste il reato di femminicidio. Esistono delle aggravanti legate al sesso femminile, ma il reato, che sia commesso verso un uomo o verso una donna, viene punito in egual maniera.

In secundis, è anche bene definire come il patriarcato (o ciò che ne significhi) sia anch’esso una trovata giornalistica. Questi termini così astratti e imprecisi non fanno che confondere e inquinare il dibattito. Impendendo di ricercare le reali spiegazioni, e affrontare il tema alla radice per trovare delle soluzioni efficaci.

Le questioni sociali di una certa rilevanza, com’è quella del femminicidio, devono essere affrontate
analiticamente, e cioè attraverso specifici approcci scientifici e necessarie misurazioni. E non attraverso
slogan ideologici. Questo fantomatico patriarcato non è misurabile, non esistono indicatori. Perché è un
concetto troppo vago, a più interpretazioni, e senza fondamenti scientifici.

Riferendosi, ad esempio, all’Europa, e cioè al primo blocco commerciale e continente più sviluppato (su tutti i punti di vista) al mondo, si può capire che il patriarcato non è una spiegazione plausibile. In Italia, per ogni 100.000 donne, ci sono 0,32 femminicidi. Il che, certamente, resta un’enormità. Tuttavia, guardando a quei paesi molto più sviluppati sotto il profilo sociale dell’Italia (a detta di chi invoca il patriarcato a perdifiato), performano tutti peggio. L’Austria (0,6), Germania (0,53), Olanda (0,45), Francia (0,43), Lettonia (2,14), sono tutti sopra l’Italia. Per non parlare di Lituania, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, e altri.

Al che, sorge la domanda: il patriarcato funziona solo in Italia, oppure, quei paesi più “sviluppati” dell’Italia sono più patriarcali? Il patriarcato c’è anche in Olanda, oppure no? Perciò, si dice che il patriarcato e il femminicidio siano incorrelate. Volendo prendere, per esempio, il gender gap come indicatore del patriarcato, e correlandolo ai tassi di femminicidio in Europa, si scopre facilmente che la loro correlazione è molto bassa, quasi nulla. È quindi evidente che il patriarcato non può rappresentare una spiegazione statisticamente verosimile per i femminicidi in Europa.

Altra questione. Colpevolizzare l’uomo in quanto tale è una bassezza inaudita. È illogico e inconcludente invocare Hannah Arendt o la “responsabilità collettiva” in questi casi, visto che, tra l’altro, il patriarcato non c’entra nella questione. La responsabilità penale di un crimine è personale (Art. 27 della Costituzione), e non collettiva. Poi, qualcuno dovrebbe spiegare perché uomini e donne costituirebbero due gruppi separati. E non un’unica società.

Bisogna capire che gli uomini non sono un gruppo a parte delle donne. Ma occorre unire il più possibile. Questa idiozia del patriarcato è una pantomima creata dalle filosofie gruppiste, come il femminismo, le quali invocano certi diritti di gruppi cercando costante divisione e fratture sociali. Sono filosofie discriminanti nel profondo. Uomini e Donne fanno parte dello stesso gruppo, che si chiami umanità, che si chiami società, o che si chiami famiglia.

Ecco il tasto dolente. Perché invece di indagare le reali cause del male, che purtroppo risiedono
nelle relazioni intra-familiari, si cercano scusanti inutili? Bisogna rendersi conto che all’interno delle
famiglie c’è violenza, che si manifesta in mancanza di comunicazione, separazione parentale, la più
totale non curanza dei figli, l’incapacità dei genitori di ascoltare i propri figli e prendersi cura dei loro
problemi (e non al contrario), un lassismo globale rispetto alle loro vite, la mancanza di autorevolezza
nel prendere le migliori scelte per i figli, la perdita di valori cardine. E si potrebbe andare avanti ancora.

Nella famiglia risiedono tutti i Beni e i Mali del mondo. Dalle cose più belle e confortati, a quelle
più brutte e distruttive. Per questo c’è necessità, oggi più che mai, di aiutare le famiglie. Di ricostruire
una nuova narrazione che punti alla resistenza delle relazioni, e alla fortezza della famiglia.
Si percepisce, infatti, una certa preoccupazione da tutto questo inquinamento sociale; da questa
colpevolizzazione urbi et orbi.

Piuttosto, è meglio fare altro. Andate a casa, tornate dalla vostra compagna, sedetevi e parlate. Chiedete se la vostra relazione funziona, se avete fatto dei torti (di ogni genere) alla vostra compagna. E nel caso in cui abbiate sbagliato, chiedete scusa e non rifatelo.

Questa è la soluzione, questo è il modo: la comunicazione. Invece di andare in TV a ghettizzare un sesso, per puro compiacimento, e senza alcun fondamento.