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GIORNATA MONDIALE PER L'ABORTO LIBERO NON UNA DI MENO MANIFESTAZIONE FEMMINISMO FEMMINISTA, STAMPELLE

Massima solidarietà all’associazione Pro Vita, al suo portavoce nazionale Jacopo Coghe e a tutta la comunità che hanno subito un vile attacco sabato, durante la manifestazione di “Non una di meno”, movimento che sul proprio sito si definisce “femminista e transfemminista”. E vien da pensare che questo “trans-” lo mettono ormai dappertutto… ma a questo punto non è il lato peggiore.

Sabato, Roma. Siamo nel pomeriggio ormai inoltrato quando la manifestazione in ricordo delle vittime della violenza di genere sta ormai scemando e la gran parte dei manifestanti si sta ritirando. Nel frattempo, però, un gruppo nutrito di persone – per lo più donne da quanto si apprende dai video – non sembra volersene andare, anzi si reca innanzi alla sede di Pro Vita. Di certo – sempre stando ai video – non si può dire che erano buoni e gentili manifestanti. Gente coi passamontagna o comunque col viso coperto oltre al naso non né buona né tranquilla. Poi le facce erano le solite, quelle dei compagni e quelle delle manifestazioni di sinistra. Niente di più, niente di meno.

Davanti alla sede dell’onlus che si batte per la difesa della vita, appunto, le manifestanti – sottolineiamo che si trattasse prevalentemente di donne così son contente – ben presto sono state allontanate dalle forze dell’ordine che presidiavano l’edificio. E via, quindi, le dichiarazioni tipo “la polizia ci ha picchiate”, “siamo state manganellate” e chi più ne ha più ne metta. Come sempre noi, pragmatici, ci chiediamo: care manifestanti, la polizia vi avrebbe dovuto permettere di sfasciare un luogo privato oppure vi avrebbe dovuto convincere con carezze e belle parole per vedervi lontane dalla sede di Pro Vita? Bazzecole.

Ci sono, però, due aspetti molto pericolosi in tutto ciò, anzi tre. Andiamo per gradi. In primis, in Italia alcune persone – e diciamoci la verità: alcune persone di sinistra – credono che talune altre non debbano poter parlare, non debbano poter portare avanti le proprie istanze. Sono sostanzialmente antidemocratici. Poi, avete per caso letto Conte, la Schlein o Fratoianni condannare apertamente questo tipo di atto? Forse dato che si tratta di Pro Vita la violenza è ammessa? Ma se, invece, la violenza si fosse scatenata – e ci auguriamo che mai accada – contro un locale di un’associazone che promuove le transizioni di genere, qualche esponente di sinistra si sarebbe mosso dalle proprie dimore per condannare l’atto? Siamo sicuri di sì. Infine, forse l’aspetto più vergognoso: è stato trovato nella sede di Pro Vita un ordigno che fortunamente non è esploso.

Siamo davanti a un atto terroristico, punto. La parola terrorismo significa “lotta politica” – ed è quella che l’associazione Non una di meno ha svolto sabato e svolge da quando è nata, vedendo gli slogan che utilizza – “basata su violenze indiscriminate e destabilizzanti” – assalto alla sede, scritte sui muri e sulle porte, rottura dei vetri e addirittura un ordigno esplosivo rinvenuto all’interno (!) – “impiegato da gruppi clandesitini rivoluzionari” – a questo non siamo ancora arrivati, si spera.

Attendiamo una condanna del panorama politico tutto, senza distinzioni. Sarebbe vergognoso che la sinistra italiana non parli di quanto avvenuto, significherebbe giustificare l’utilizzo della violenza contro gli avversari politica.