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La commissione Europea ha annunciato parere positivo per le modificazioni al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che serve al governo da quadro per gestire i finanziamenti provenienti dall’Unione Europea per la ripresa post-Covid. E questi nuovi cambiamenti portano il totale finanziato da 191,1 miliardi a 194,4 miliardi (a cui si aggiungono circa 31 miliardi del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari del 2021).

Di tale ammontare di denaro, però, 150 miliardi sono a debito. Ecco perché sia il Ministro Fitto che Giorgetti, insieme alla Meloni, assicurano di spendere i soldi, per non sommare debito su debito, ma per favorire la crescita e la ripagabilità del debito accumulato. Inoltre, l’esecutivo UE ha approvato anche la quarta rata da 16,5 miliardi. Giorgia Meloni si è detta soddisfatta, e, ringraziando la Commissione, ha complimentato Bruxelles per essere stata “aperta all’uso delle risorse nel migliore dei modi”.

Sono seguite più di centocinquanta riunioni dopo l’invio del 7 agosto del piano modificato dal governo. L’iniziale PNRR scritturato dal Governo Draghi è stato modificato in svariati punti. 11,5 miliardi (di cui 5 miliardi per i Comuni) di progetti “irrealizzabili o non ammissibili”, che non rientrerebbero nei tempi “stringenti” del PNRR, sono stati spostati o modificati. Per essere, successivamente, finanziati attraverso altri fondi nazionali o Europei, invece che dal PNRR. Inoltre, altre misure vengono cancellate, e i fondi ri-destinati.

Riguardo alle nuove disposizioni. Ci sono sette nuovi obiettivi di riforma: un nuovo TU delle energie rinnovabili, la riduzione dei costi connessi agli impianti a biometano, nuovi incentivi per le imprese, riqualificazione professionale, il taglio dei sussidi dannosi per l’ambiente, e l’assimilazione delle politiche di coesione con quelle del PNRR. Sono stati rimodulati altri nove obiettivi, e 2,8 miliardi vengono aggiunti dall’UE. Il governo ha poi introdotto il capitolo “RepowerEU” con l’obiettivo di sganciarsi dal gas russo, ben prima del 2030.

Nella nuova riprogrammazione ci “sono 21 miliardi di euro in più”, i quali sono quasi una seconda legge di bilancio. Ecco perché il governo Meloni ha pensato bene di circoscrivere la legge di bilancio in misure necessarie per bilanciare i conti. Visto che poi, con il nuovo PNRR, sarebbero arrivati altri soldi per la progettualità, e la crescita.

Per crescita, tra le varie all’interno della ristrutturazione del Piano, s’intendono: 1,8 miliardi per il rafforzamento delle linee di approvvigionamento delle linee energetiche e di gas; 320 milioni per la produzione energetica nazionale; 12,4 miliardi per le imprese; 850 milioni per un piano agrisolare; 1,2 miliardi per l’alluvione in Emilia Romagna; 400 milioni per l’alimentazione elettrica; 1,1 miliardi per i treni sostenibili; 308 milioni per il turismo; 920 milioni per la sicurezza degli istituti scolastici; 6,3 miliardi per la transizione a industria 5.0; 380 milioni per le distorsioni derivanti dal Superbonus. In politiche giovanili, il governo pianifica 238 milioni per alloggi e studentati, 300 per borse di studio, e 100 per start-up. Questi numeri si traducono in posti di lavoro, PIL, e gettito fiscale. Il vero sale per un’economia aperta.

L’importante adesso è spendere i soldi. Per un motivo principale. Quest’ultimo riguarda il famigerato debito: non bisogna permettere che si accumuli debito, senza crescita. Questo non permetterebbe all’Italia di avere le risorse necessarie per ripagare in futuro qualsiasi forma debitoria. Perciò è fondamentale spendere per creare valore. E il governo lo sa benissimo. I soldi ci sono, il Piano pure. Tuttavia, a marzo, la Corte dei conti riportava che soltanto il 6% dei fondi è stato speso. È importante progettare e spendere, ma bene. Con conoscenza e consapevolezza.