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Centinaia di dosi di droga nascoste su una terrazza condominiale in via Carlo Tranfo. E’ quanto hanno rinvenuto e sequestrato, ieri pomeriggio, i Carabinieri del Gruppo Roma durante un servizio di controllo straordinario finalizzato alla prevenzione e alla repressione di ogni tipo di illegalità nel quartiere San Basilio. Ad esito delle mirate attività, i Carabinieri della Compagnia Roma Montesacro, unitamente ai colleghi del Nucleo Radiomobile di Roma, dell’8° Reggimento “Lazio” e personale del Nucleo Cinofili di Santa Maria di Galeria, hanno arrestato due persone, sequestrato circa 230 g di droga – tra cocaina, hashish e marijuana – segnalato 3 giovani assuntori di sostanze stupefacenti all’Ufficio Territoriale del Governo di Roma, identificato 105 persone e eseguito verifiche su 67 veicoli.

Crisi dei valori e assenza di modelli adulti di riferimento: date queste premesse i dati contenuti nell’ultimo rapporto del Servizio analisi della Direzione centrale della Polizia criminale, che segnalano una crescita esponenziale dei crimini, soprattutto violenti, tra i giovanissimi, non dovrebbero sorprendere, ma preoccupare sì, perché la situazione si avvicina pericolosamente ad una vera e propria emergenza.

In poco più di dieci anni il numero dei minori autori di reato è cresciuto del 15,3%, con un aumento dell’incidenza di minori stranieri (solo nel 2022 le segnalazioni di minori stranieri sono 17.032, ovvero il 52,37% del totale). Crescono gli ingressi in carcere, +25,8% nel 2022, e la maggior parte dei reati commessi sono contro il patrimonio (furti, rapine, aggressioni), ma anche spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. A sconvolgere, però, sono le informazioni che riguardano i reati violenti: le segnalazioni per violenza sessuale sono aumentate del 7%, mentre quelle per omicidio volontario, consumato o tentato, di più del 18%.

Non è passato molto tempo dai drammatici stupri di gruppo avvenuti a Caivano, fatti che hanno indotto il Governo a intraprendere un serio percorso diretto ad agire sui comportamenti devianti, ma anche a introdurre norme più rigide sulla responsabilità dei genitori. “Abbiamo cercato di coniugare la necessità di repressione con la necessità di consentire ai minori che hanno commesso dei crimini di poter trovare un percorso educativo”, ha sottolineato il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il punto critico su cui incidere, in fondo, è proprio l’educazione, spesso carente, povera di regole da rispettare o addirittura priva di un orientamento da parte dei genitori che, specie quando ci sono situazioni familiari problematiche, possono diventare modelli negativi da emulare.

C’è poi un altro fenomeno in espansione, quello delle baby gang: negli ultimi 5 anni le bande giovanili sono proliferate. Se prima della pandemia i casi presi in carico dagli Uffici di Servizio Sociale per i minorenni erano all’incirca 79, oggi si registra una media di 190 casi l’anno. Parliamo di piccoli gruppi di ragazzi con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, provenienti per lo più da contesti di abbandono e disagio sociale.

Succede, infatti, che l’esigenza di sentirsi parte di un gruppo, rafforzata dalla necessità di affermarsi e di essere accettati, induca gli adolescenti, che magari non trovano nella scuola o nelle proprie famiglie un supporto adeguato, a cercare la propria identità nell’appartenenza a un gruppo, più o meno strutturato, che fa della trasgressione il mezzo per sentirsi invincibili.

Il dilagare di una criminalità minorile sempre più aggressiva e organizzata, dunque, rende urgente il potenziamento di tutte le politiche familiari, scolastiche e sul lavoro che attivino sempre di più le risorse educative di prevenzione della devianza. Occorre anche, però, riflettere sulla risposta del sistema penale minorile che, pur sempre giustamente orientato ad una sua applicazione “in modo adeguato alla personalità e alle esigenze educative del minorenne”, così come previsto dall’art. 1 del DPR 488 del 1988, deve far comprendere ai giovani che non si possono più commettere reati solo perché si pensa di godere di un’assoluta impunità in quanto minori.

Purtroppo, i dati ci confermano che, a dispetto di coloro che in un’ottica permissivista si battono per la chiusura degli istituti di pena minorile, oggi non esistono le condizioni per rinunciare a questi strumenti. È chiaro che al loro interno è necessario operare sul piano dell’accompagnamento del minore verso la consapevolezza rispetto al reato compiuto, ma in questo ragionamento non va dimenticata l’attenzione per le vittime: dovere imprescindibile di ogni ordinamento giuridico.

E per le vittime dei reati la migliore garanzia è che vi siano buone leggi per aiutare e garantire il rispetto di chi ha subito un danno.