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Un secolo di vita, una vita lunga, intensa, vissuta con la pienezza di chi ha la consapevolezza di non essere come gli altri, di chi sa di essere una spanna sopra tutti. Henry Kissinger lo ha sempre saputo e non ne ha mai fatto mistero, così come ha colto subito l’importanza della leggenda di quel fattore che si chiama leggenda. Non importa se in fondo sia o meno tutto vero, l’importante e che tutti lo pensino. 

La leggenda è un alone che cammina un passo prima dell’ombra, e in politica quanto nel sottile gioco delle parti nella grande scacchiera internazionale ha il suo peso, ed anche molto rilevante, e nessuno come Henry Kissinger ha saputo giocare, muovere le sue pedine ed influenzare la politica internazionale. In questi giorni si è spesso coniato un paragone forbito tra Kissinger e il nostro Machiavelli, una rassomiglianza teorica ma non pratica, in quanto se Machiavelli ebbe la sfortuna di subire le proprie scelte politiche o di pagare un prezzo ben più elevato delle proprie responsabilità, Kissinger pur da uomo di parte, ha mantenuto un successo talmente trasversale da essere stato una risorsa per tutti coloro che hanno varcato la soglia dello studio ovale. 

La storia di Kissinger è talmente perfetta da sembrare quasi opera di un abile sceneggiatore, di quelli che oggi sfornano le serie tv che inondano la nostra home di Netflix o Amazon Prime, con la sola eccezione, anche in tal caso, che la realtà è sempre più forte dell’immaginazione.  

Kissinger potrebbe rappresentare il miglior marketing del sogno americano, da immigrato rifugiato dalle persecuzioni in Germania ad opera del Terzo Reich a disegnatore del “nuovo ordine internazionale” sul modello non casuale di quello che fu definito “ordine internazionale” e realizzato dall’eroe eponimo di Kissinger, Metternich al Congresso di Vienna. Kissinger è stato il grande tessitore dell’impero americano, consigliere di ben dodici presidenti, da JFK a Biden, passando per quello che è stato il decennio kissingeriano culminato coi due ruoli che lo hanno incorniciato prima e consacrato poi come l’uomo leggendario, Consigliere per la Sicurezza Nazionale prima e poi Segretario di Stato con Nixon e Ford dal 1968 al 1976, nell’ombra anche negli anni di Carter che nella sua fallimentare presidenza ottenne in quattro anni un solo risultato rilevante, gli “accordi di Camp David”, con la regia proprio dell’ex Segretario di Stato Kissinger. 

Negli anni di Nixon, Kissinger dovette fronteggiare il caos Vietnam e chiudere il Conflitto con Hanoi (oggi alleata USA) e gestire il pericoloso puzzle dell’America latina, quello che i suoi detrattori utilizzarono per costruirne la leggenda nera. A Kissinger sono imputati il golpe cileno dell’11 settembre 1973 e la conseguente morte del Presidente Allende. Nessuno però che si chieda cosa mai portò Kissinger ad assumere determinate decisioni, dopo attente e profonde valutazioni, ma questo è il lusso dei mediocri, poter giudicare senza dover mai portare il peso della responsabilità, l’onore della scelta. Kissinger ha costruito mattone dopo mattone l’intricata struttura di rapporti diplomatici su cui si regge l’impero americano. La sua unica consapevolezza era la storia, il suo studio approfondito, scevro da ogni forma di moralizzazione postume che ne deprime l’insegnamento. 

Del resto Kissinger applicò alla lettera la formula crociana “ogni storia è storia contemporanea”, lo fece sin dalla tesi per il dottorato sull’equilibrio costruito nel Congresso di Vienna, epurando anche qui la leggenda nera intorno alla figura di Metternich, che un pò come Kissinger, guardando alla ragion di Stato prima d’ogni cosa, si espose all’inevitabile sentenza dei posteri. 

Il suo capolavoro fu la Cina, quell’operazione che portò al reintegrare la repubblica popolare di Mao Tse-tung nel consesso mondiale regolarizzando e stabilizzando i rapporti con gli Stati Uniti e l’ingresso dello dragone nel capitalismo occidentale. Il segno lasciato in questi anni con oltre 100 viaggi di Kissinger in Cina è profondo (l’ultimo a luglio scorso). L’esistenza di un rapporto forte e sincero, di reciproca stima potremmo dire, è dimostrata dalle parole del Presidente Xi Jinping che ha definito l’ex segretario di stato “caro amico” nel messaggio inviato a Biden, e persino negli editoriali lusinghieri che la stampa del regime ha riservato a Kissinger anche nei momenti più cupi delle tensioni tra i due paesi. 

L’ultimo grande intervento Kissinger lo fece sull’Ucraina, dove da assertore convinto della necessità delle sfere di influenza arrivò all’inizio a giustificare e analizzare con assoluta terzietà la scelta di Putin, convinto che l’Ucraina dovesse essere uno Stato cuscinetto e che la Nato non dovesse premere ai confini della zona d’influenza russa, scegliendo poi con il crescendo del conflitto di schierarsi dalla parte di Kiev senza mai venire meno alla sua idea di fondo e frutto di una profondissima lungimiranza politica. Al centro del suo pensiero vi era la necessità di stabilizzare la regione ripartendo dalla situazione pre conflittuale e cioè con la Crimea e una parte del Donbass in mano ai russi e l’indipendenza dell’Ucraina da proteggere a ogni costo. 

Kissinger è stato l’uomo della realpolitik, che ad una lettura superficiale, prevenuta e mediocre è stato spesso etichettato come frutto del suo cinismo, mentre al contrario in lui vi fu sempre e solamente l’applicazione concreta di un realismo politico effettuale e una consapevolezza tragica della storia e come scrive il Prof. Francesco Perfetti su Il Giornale: “Kissinger è stato un saggio conservatore con il senso tragico della storia”. 

Pensando e leggendo i commenti e le analisi dei detrattori di Kissinger ritornano alla mente le parole critiche che Hegel rivolse al poeta Novalis, il quale riteneva che “le anime belle” non dovessero sporcarsi con la storia e con le cose del mondo, un pò come i tanti odiati (da Kissinger) pacifisti, quelli delle manifestazioni e degli slogan senza senso. Hegel affermò come il nostro compito è quello di sporcarci le mani per mettere ordine in quello che definì con lucida freddezza e immaginifica schiettezza “il banco da macellaio” . 

Kissinger per tutta la sua lunga vita ha fatto sopratutto questo, ha messo ordine.