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Il quadro dipinto dall’Ocse nel rapporto “Education at a glance 2023” al Ministero dell’Istruzione e del Merito, con la presenza del Ministro Giuseppe Valditara, presenta una situazione preoccupante per l’istruzione italiana. Secondo i dati emersi, l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi e il livello di istruzione cresce più lentamente rispetto alla media. Questo divario è attribuibile a diversi fattori, tra cui un investimento insufficiente nel settore scolastico.

Nel 2020, i Paesi dell’Ocse hanno destinato in media il 5,1% del loro Pil agli istituti di istruzione primaria e terziaria, mentre in Italia la quota corrispondente era solo del 4,2%. Il sistema scolastico italiano si articola su tre livelli: primario (dai 3 ai 16 anni), obbligatorio fino a 17 anni, secondario (con una media di completamento a 19 anni per l’Italia) e terziario. Tuttavia, l’Italia è uno dei 12 Paesi dell’Ocse in cui l’istruzione terziaria è ancora poco diffusa tra le persone di 25-34 anni.

Un altro aspetto rilevante è la questione salariale dei docenti, con una diminuzione del 4% degli stipendi tabellari tra il 2015 e il 2022. In Italia, la retribuzione adeguata in base al potere d’acquisto è di 44.235 USD (32.588 euro), un dato fondamentale da considerare. L’età media del personale scolastico italiano è elevata, con il 61% dei docenti di scuola secondaria superiore di età pari o superiore ai 50 anni.

Questa carenza nel settore scolastico ha importanti ripercussioni anche sul fronte occupazionale, con stipendi inferiori in Italia rispetto alla media dell’Ocse. Ci sono disparità significative nei tassi di occupazione tra chi ha un titolo terziario in ambito sanitario e sociale (89%) e chi ha seguito percorsi artistici (69%).

In sintesi, la situazione italiana evidenziata dall’Ocse non è rosea, con un impatto particolarmente negativo delle risorse finanziarie investite nell’istruzione. Il divario italiano con gli altri Paesi in questo contesto è innegabile.