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CARLO VANZINA

Il richiamo dei monti, avvolto nella loro veste d’inverno, risuonava come una melodia irresistibile. Cortina d’Ampezzo, gioiello incastonato tra le Dolomiti, si preparava a vivere un’epoca indimenticabile, un’era che avrebbe segnato il cuore e la memoria di chiunque vi mettesse piede. Era il fascino incontenibile degli anni ’80, un’epoca di sogni grandi e ambizioni sfrenate.

A Cortina, in quel magico periodo, non si trattava solo di sfarzo e soldi, bensì di un’atmosfera unica che si respirava nell’aria frizzante delle montagne. Le strade, adornate da passeggiatori elegantemente avvolti nei loro piumini Moncler e calzanti le celebri Timberland, erano teatro di uno spettacolo unico. Qui, la parlata “milanese” riecheggiava tra le vetrine luccicanti delle boutique, mentre l’arte di conquistare l’attenzione di una ragazza richiedeva l’abilità di fare le “vasche” lungo le vie dello shopping.

Era un’epoca in cui il passato di tensione sociale si dissolveva nell’effervescenza della voglia di leggerezza e spensieratezza. Cortina era diventata il rifugio, il santuario di una Milano in trasferta, un’oasi di dolce vita tra le cime innevate. L’aura festosa che pervadeva l’aria portava con sé una vena di malinconia ironica, un sentimento che si fondeva con la gioia contagiosa di coloro che vi si immergevano. E lì, dietro la vetrata sfumata dell’Hotel de la Poste, occhi acuti e brillanti, come stelle nel buio della notte, osservavano con cura e passione.

Gli occhi di Carlo Vanzina, un cineasta dalla mente fertile, coglievano ogni sfumatura, fissavano nella memoria i volti, le espressioni, gli atteggiamenti. Era come se quel mondo, fatto di personaggi esuberanti e storie che si intrecciavano, stesse danzando davanti ai suoi occhi, già pronti a dar vita a una delle opere più iconiche della storia del cinema italiano: “Vacanze di Natale” del 1983. Forse erano le battute divertenti che solleticavano il riso o, forse, il fascino irresistibile di personaggi così intensamente italiani. Forse era la colonna sonora, capace di intrecciare i ritmi di un’intera decade in un’unica sinfonia, o forse era semplicemente la magia impalpabile di Cortina d’Ampezzo, incastonata come gemma preziosa tra quelle vette.

Quel film, insieme a “Sapore di mare”, segnò l’apice della cinematografia dei fratelli Vanzina, piantando saldamente le sue radici nella cultura popolare italiana. Quarant’anni possono essere trascorsi da quel Natale del 1983, ma le immagini, le battute, la musica di “Vacanze di Natale” rimangono un faro luminoso nel mare delle produzioni cinematografiche. Un’epoca d’oro che continua a incantare e a far battere i cuori di chi, anche solo con la mente, vi si immerge.

Cortina d’Ampezzo, con la sua magia senza tempo, è diventata il palcoscenico di un’età d’oro che, nonostante il passare degli anni, conserva intatta la sua essenza e la sua incantevole bellezza nel panorama del cinema italiano.