Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Una storia lunga oltre ducento anni, quella del sigaro Toscano, che oggi torna a parlare “italiano”. Dopo il fallimento nel 2021 e il passaggio del 50,01% di quote al fondo americano Apollo Deos, la società italiana Leaf BidCo è passata dal precedente 49,99% al 100% delle quote. Proprietà italiana, quindi, per uno dei marchi di fabbrica dell’artigianeria del nostro Paese!

La storia del sigaro toscano affonda le sue radici nei secoli passati. La sua origine risale al XVIII secolo nelle campagne toscane, dove contadini e lavoratori delle miniere cercavano un tabacco resistente alle intemperie e di lunga durata. Nacque così il sigaro toscano, realizzato con una miscela di tabacchi selezionati, pressati e lasciati stagionare.

Il sigaro toscano, con la sua forma robusta e il carattere unico, rappresenta un simbolo intramontabile della tradizione italiana. Radicato nella storia e amato da generazioni, questo prezioso oggetto fumoso è molto più di un semplice passatempo; è un’icona che incarna l’eleganza, la passione e la maestria artigianale italiana. Non è un caso che – nonostante le fiorti piogge che causano incertezza e difficoltà nella coltivazione, come anche la riduzione degli incentivi economici europei in campo agricolo – l’azienda Manifatture Sigaro toscano abbia chiuso nel 2022 con 123 milioni di euro di fatturato, in crescita del 5% sul 2021, e 17,2 milioni di utile netto. E di “nonostante” potremmo inserirne altri, come, ad esempio, l’aumento dei costi energetici e la graduale riduzione degli ettari coltivabili.

Ma il sigaro toscano ha attraversato senza paura le varie fasi della storia italiana, diventando parte integrante della cultura e del patrimonio nazionale. Da simbolo dei contadini e degli operai, è diventato un’icona di stile associata a personalità leggendarie e momenti speciali. Oggi – possiamo dire finalmente – è tornato ad essere guidato da degli italiani, che non nascondo il sogno di quotare una parte del capitale, circa un terzo.

Sulla quotazione in borsa vedremo, tempo ce n’è… di certo, però, possiamo esultare per il ritorno di una tradizione centenaria italiana nelle mani di una proprietà tricolore!