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PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO, PALAZZO SENATORIO, STATUA DI MARCO AURELIO

“Roma Caput Mundi”. L’espressione è certamente di antica memoria, ma si potrebbe preservarne l’essenza, se solo se ne rispettassero le specificità.E proprio di Roma Capitale, e del processo di riforma che dovrebbe essere avviato per superare le difficoltà gestionali, si è discusso in occasione del convegno organizzato lunedì dal Centro Studi Athena.

Su impulso dell’On. Federico Rocca, Presidente della Commissione trasparenza in Campidoglio, professionisti del diritto ed esponenti di diverse estrazioni politiche hanno avuto modo di confrontarsi su “un cambiamento non più rimandabile”. “Roma è la capitale d’Italia – osserva l’On. Rocca – ospita tutte le sedi istituzionali e diplomatiche, ma rimane una realtà depotenziata”. La ragione è semplice: i tempi e le interlocuzioni non sono al passo con i bisogni di una città che per cambiare avrebbe bisogno di maggiore autonomia, anche nella gestione dei bilanci. “Invece – continua Rocca – per ogni intervento bisogna trattare con la Regione e questo crea delle inevitabili lungaggini burocratiche”.

La soluzione, allora, si potrebbe individuare nella piena attuazione della Costituzione che all’articolo 114 comma 3, nel riconoscere a Roma lo status di “Capitale della Repubblica” prevede che sia la legge dello Stato a disciplinarne l’ordinamento. Di interventi legislativi in materia se ne sono susseguiti diversi, a partire dalla legge delega sul federalismo fiscale del 2009 con i suoi successivi decreti attuativi, eppure, le previsioni che assegnavano alla Capitale una speciale autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria, finora sono rimaste impresse solo sulla carta, perché ad oggi, nonostante le dimensioni e le complessità che la contraddistinguono “Roma segue la stessa prassi degli altri comuni”, con tutti i conseguenti problemi organizzativi che incidono sulla progettualità del futuro. È ancora fresca la delusione per l’esclusione di Roma come sede di Expo 2030, una sconfitta che, a mente fredda, impone riflessioni di sistema.

“Il problema di Roma Capitale – aggiunge il Prof. Francesco Saverio Marini, che insegna Diritto Pubblico all’Università di Tor Vergata – è avvertito trasversalmente, da tutte le forze politiche. Nel 2001 ci fu il tentativo di intervenire sul Titolo V della Costituzione, allora l’intenzione era quella di attribuire maggiori poteri alle regioni e in quella prospettiva l’autonomia assegnata alle regioni provò ad essere controbilanciata con un rafforzamento del centro, si modificò l’articolo 114 ma gli interventi rimasero privi di contenuto, sono state tutte riforme insufficienti a realizzare l’esercizio integrato delle funzioni che hanno un po’ tutte le capitali del mondo”.

Non ci sarebbe nulla di strano se si attribuisse a Roma la dignità di una regione, concordano gli interlocutori che guardano alla necessità di uno sforzo condiviso: affinché il nostro sistema Paese possa essere davvero un modello da esportare “dobbiamo essere padroni delle trasformazioni”. La strada è ancora lunga, certo, ma mai come oggi ci troviamo nelle condizioni per pensare con fiducia al cambiamento, e lo ribadisce in chiusura l’On. Rocca ricordando che fu proprio il nostro Presidente del Consiglio, quando era consigliere comunale, a presentare la mozione per la riforma di Roma Capitale.

Il documento prodotto dal Centro Studi Athena affiancherà i prossimi lavori dell’Assemblea Capitolina che partiranno a gennaio. È allora che queste riflessioni potranno tradursi in risultati concreti.