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Si inizia a parlare di ambientalismo, come noi lo conosciamo, a partire dall’avvento dell’epoca industriale. Più precisamente a partire dal XIX secolo. In questo periodo in America abbiamo scrittori come Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau che espongono i valori spirituali ed etici della natura. Thoreau ispirerà poi il movimento conservazionista, che si occuperà di difendere la biodiversità e gli habitat naturali.

Allo stesso tempo in Europa abbiamo il romanticismo. Movimento culturale in controtendenza allo scientismo illuminista, difenderà un versione conservatrice del mondo. In particolare riguardo l’ambiente descriverà la natura come lo specchio della spiritualità umana. Pensiamo a Francois René De Chateaubriand, che fin dall’infanzia venne ispirato dalla natura nella campagna dove viveva. Da qui la sua grande produzione letteraria e vita politica conservatrice con un occhio di riguardo per l’ambiente e la difesa del patrimonio naturalistico. Proprio dal romanticismo dovremmo ripartire noi conservatori, riscoprendo la ricerca spirituale, dei valori e della bellezza.

Difendere l’ambiente e conservare la biodiversità è nel DNA dei conservatori. Noi non siamo per il consumismo, con prodotti di bassa qualità come ci ha abituato il “Made in Cina” di questi anni. Noi dovremmo mirare alla qualità: difendere il libero mercato, ma allo stesso tempo applicare l’etica.
Degli esempi concreti sono ad esempio i nostri artigiani e le piccole aziende in Italia. Come fare ciò? Lo spiega benissimo Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura, nel libro “Conservare la Natura”, quando cita che per sviluppare la conservazione della natura è necessario ripartire dalle piccole comunità e dai corpi intermedi.

Vi cito quindi una frase cardine dell’economista tedesco E.F. Schumacher “Piccolo è bello”. Questo tipo di visione del mondo è il primo passo per sviluppare una vera politica conservatrice nei confronti dell’ambiente. Questo è importante innanzitutto perchè è in una dimensione “familiare”, in cui noi ci prendiamo realmente cura delle cose, come se fossero la nostra abitazione e allo stesso tempo perchè riusciamo ad avere rispetto anche della dimensione sociale, fatto che i movimenti ambientalisti di sinistra spesso si sono dimenticati.

Dall’altro dobbiamo riscoprire la dimensione della comunità perchè è in antitesi con lo statalismo pervasivo. La concezione dei comuni e dei corpi intermedi di Schumacher che vi ho appena citato è stata più volte sostenuta anche ad un altro famoso scrittore conservatore, G.K Chesterton.

Tornando al nostro argomento principale, difendere l’ambiente per noi conservatori è importante per proteggerci dalla deriva di un certo ecologismo, che colpevolizza l’uomo. La preoccupazione non è tanto che una persona possa pensare che la causa dell’inquinamento sia un uomo che respirando emette anidride carbonica, ma il pericolo è che questo atteggiamento porti a delle derive estremamente pericolose come il ritorno ai pensieri neo-malthusianesimi. Queste non possono assolutamente concordare con una visione conservatrice, a favore invece della vita.

Infine, noi conservatori dobbiamo occuparci di ambiente e difendere la nostra visione, non solo perché come già detto è nella nostra natura, ma anche per i nostri figli e le generazioni future. Non possiamo lasciare un tema così importante, che va poi a caratterizzare le politiche energetiche dei paesi, in mano a una visione puramente ideologica che rischia di portare al tramonto dell’Occidente.

Nei giorni scorsi a Venezia abbiamo visto gli ambientalisti di Ultima generazione deturpare un luogo sacro e di estrema bellezza, come la Basilica di San Marco, lanciando fango e polvere di cacao. Qualsiasi persona razionale capirebbe fin da subito che tutto ciò non ha nulla a che vedere con una reale difesa della biodiversità e dell’ambiente.

La stessa irrazionalità di queste persone poi viene portata nella politica, con proposte e decisioni, che potrebbero distruggere i ceti più deboli, che non potrebbero sostenerle a livello economico. E in questo passaggio viene a galla l’incoerenza dell’ambientalismo progressista e della sinistra che dovrebbero essere i primi a difendere i più deboli, ma l’ideologia del cambiamento climatico li ha talmente accecati da perdere la bussola e le basi da cui provengono.
Quindi, noi conservatori con consapevolezza e forti dei nostri valori dobbiamo alzare la voce e farci promotori di una vera politica verde che in controtendenza al globalismo di questi ultimi decenni sappia ripartire dalle comunità. D’altronde – pensiamoci – al nostro fratello o amico non daremo mai da mangiare qualcosa che potrebbe nuocere alla salute. Allo stesso modo dobbiamo portare una nostra agenda verde perchè noi siamo a favore della vita.

Infine noi conservatori non lasciamo indietro gli ultimi, i nostri valori che derivano dalla cristianità ci spingono alla carità e all’aiuto degli ultimi, oltre che al voler il bene delle generazioni future.
Per questo possiamo dire che l’agenda verde sia in mano a una visione ideologica e le stesse ideologie come ci insegna la storia non hanno mai avuto un lieto fine e quindi solo un alternativa realista come l’ambientalismo conservatore può salvare la civiltà Occidentale e la nostra Europa.