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Nel corso dell’ultima giornata della versione invernale di “LeggoLatina” diretta dallo scrittore e giornalista Gian Luca Campagna, il presidente di Nazione Futura Francesco Giubilei è intervenuto nel talk show dedicato al tema del clima, intitolato “La rivoluzione green tra veri e falsi miti”.

L’evento si colloca nella giornata di chiusura della rassegna letteraria, tenutasi in differenti luoghi simbolici per la città dall’11 al 14 dicembre. Oltre a Francesco Giubilei, sul palco del talk show moderato dalla giornalista Daniela Novelli, erano presenti l’ing. Roberto Belvisi – presidente della Commissione Urbanistica di Latina, l’ing. Paolo Rinaldi – esperto di produzione di energie rinnovabili e il Dott. Gustavo Giorgi – presidente del circolo di Legambiente e già a.d. di ABC Latina.

Invitato ad aprire il confronto, anche in virtù della sua ultima pubblicazione sul tema “Follie ecologiste” edito per Liberilibri, Giubilei ha subito richiamato la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023 – COP 28, che “quest’anno ha avuto luogo a Dubai, ed è noto a tutti come l’economia degli Emirati Arabi sia strettamente connessa al petrolio. Il prossimo anno si terrà in Azerbaijan, uno tra i principali produttori di gas, nostro fornitore attraverso il gasdotto TAP. Elementi questi che rendono surreale un certo tipo di dibattito sulla necessità di dismettere i combustibili fossili. Il serrato dibattito che ha portato all’accordo siglato alla fine della conferenza, vede l’inserimento del termine ‘transizione’ in luogo di quello di ‘eliminazione’, relativamente ai combustibili fossili. Una questione tutt’altro che meramente terminologica, che evidenzia un dato di realtà quale l’impossibilità nei prossimi decenni di fare a meno delle fonti energetiche non rinnovabili”.

Proseguendo nella disamina, in riferimento al tema dell’atteso incremento del fabbisogno energetico dei Paesi emergenti “a margine della COP28 appare chiaro come il considerare il 2050 come l’anno dell’azzeramento dell’uso di gas, petrolio e carbone sia un’utopia”. Alla domanda su una possibile alternativa alle posizioni più oltranziste ed estreme tenute da varie aree politiche in Europa ed Occidente, Giubilei ha sottolineato la complessità della sfida con cui il mondo è chiamato a misurarsi, e come la direzione verso cui andare debba essere dettata da buonsenso e gradualità, lasciando definitivamente da parte i toni apocalittici di un certo modo di fare ambientalismo: “la strada deve essere quella del cosiddetto ‘mix energetico’, ovvero l’utilizzo sempre crescente di fonti rinnovabili già esistenti, l’investimento in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie non inquinanti, la preferenza per le fonti non rinnovabili meno inquinanti come il gas. Inoltre, è anche importante riaprire il dibattito pubblico sul nucleare, partendo proprio dal risultato dei due referendum sul tema, che hanno visto il popolo italiano bocciarne l’adozione. Una fonte energetica ad emissioni zero, in un settore dove negli anni la tecnologia ha fatto passi da gigante in termini di sicurezza”.

In relazione alla questione dello sfruttamento del suolo al fine della produzione di energia rinnovabile, ribadendo la necessità di incrementare sempre più l’impiego di tali fonti energetiche, ed auspicando anche uno snellimento delle complicazioni burocratiche, Giubilei pone l’attenzione sulla questione paesaggistica: ”in un Paese come l’Italia, le cui bellezze paesaggistiche e storiche fungono da richiamo per milioni di turisti da tutto il mondo, spesso la realizzazione di grandi parchi eolici o fotovoltaici può entrare in contrasto con l’esigenza di tutela del paesaggio, grande volano per l’economia del turismo”.

Il dibattito è poi proseguito sulle conseguenze socioeconomiche e geopolitiche che l’adozione di una particolare strategia può avere per l’Italia e per l’Europa, in un momento storico non facile per il nostro Paese, coinvolto più o meno direttamente nei due conflitti militari in corso. In merito a ciò, per il presidente di Nazione Futura il principale elemento è dato dal peso della Cina nella catena del valore della produzione di energie rinnovabili: ”La guerra in Ucraina ha mostrato a tutti i grandi pericoli derivanti dal dipendere da un unico fornitore di energia. Nonostante ciò, con un’accelerazione irrazionale verso
l’abbandono delle fonti non rinnovabili stiamo cadendo dalla padella nella brace, passando semplicemente da un fornitore unico – la Russia – ad un altro, che è la Cina. È impossibile ignorare il fatto che la Cina controlli oltre il 90% delle terre rare, imprescindibili per la produzione di energie rinnovabili. In un tale scenario, è inutile dire cosa accadrebbe se la Cina decidesse un giorno di ridurre o cessare le forniture. Anche per questi motivi buonsenso e gradualità devono restare le nostre linee guida”.