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L’edizione 2023 di Atreju si è configurata come il momento per parlare anche di giustiza, della riforma di cui il sistema giudiziari ncessità dai tempi di Berlusconi ma anche delle difficoltà che il Ministro della giustizia, Carlo Nordio, deve affrontare in questa battaglia.

Il panel dedicato alla riforma della giustizia, intitolato “Una giustizia giusta: dialogo sulle riforme”, ha visto come ospiti sul palco Giulia Bongiorno, Senatrice della Lega e Presidente della Commissione Giustizia, il ministro Nordio, seguito dal Sottosegretario di Stato Andrea Delmastro e, infine, non per importanza, il Senatore e Leader di Italia Viva Matteo Renzi. 

“Sono stato chiamato a sostituire la collega Elly Schlein” ha affermato ironicamente l’ex leader del Pd, che ringrazia dell’invito e della possibilità di avere un confronto democratico. Dopo l’introduzione dell’On. Ciro Maschio, la parola è passata al moderatore Davide Desario, Direttore Adnkronos. Renzi chiaramente ha fatto leva sul creare zizzania tra i vari esponenti del governo, consapevole che non solo rappresenta ad oggi il divario polemico più grande tra politica e magistratura, ma anche un tema possibilmente diviso nella maggioranza, tra chi più garantista chi meno.

Il ripristino del carcere ostativo, la revisione della Riforma Cartabia, il Decreto contro i Rave Party, contro la violenza domestica e sulle donne, nuove norme sulle baby gang e in generale sulla sicurezza, sono solo alcuni dei procedimenti portati a termine da parte del governo. Ma, chiarite le posizioni del governo, Renzi è partito a razzo, causando un botta e risposta tra i due blocchi con Delmastro e accusando il governo di non lasciare libero Nordio di procedere. “Il Governo Meloni ha fatto una scelta coraggiosa nel coinvolgere un galantuomo come Carlo Nordio al Ministero della Giustizia, però bisogna lasciarlo lavorare. Dopo un anno di governo mi aspettavo qualcosa in più, mentre la legge tarda ad arrivare il tempo comincia a scadere”, così si è pronunciato il leader di IV.

La “tirata di orecchie” alla Renzi viene subito messa a tacere dai fatti, esposti dallo stesso Ministro: “Il governo ha risposto e i 5 articoli del Decreto Nordio sono in esame alla Commissione del Senato e rappresentano una rivoluzione in ambito Giustizia, inoltre abbiamo ricevuto i finanziamenti appositi per privilegiare l’accelerazione della questione.”

Il dibattito, in particolare, si sofferma sull’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e sulla nuova norma in materia di pubblicazione delle intercettazioni. Le intercettazioni sono considerate dalla stessa Senatrice Bongiorno un mezzo importantissimo di cui non ci si può privare, ma del quale a livello mediatico non bisogna farne un uso scorretto, in quanto può essere fuorviante non solo per gli indagati e le persone coinvolte (Renzi ne sa qualcosa, e lo racconta sul palco) ma anche ai fini dell’indagine stessa. 

La presidente della Commissione giustizia, inoltre, si è soffermata sui test psicoattitudinali per i giudici, ricordando che esistono per tante e diverse categorie. “Un ulteriore tema importante è la terzietà dei giudici, perché oggi entrano in Tribunale con l’idea che il giudice sia di una corrente o un’altra. L’associazionismo è fisiologico, basta che non sia patologizzato dal desiderio di occupare posizioni di potere” ha concluso la Bongiorno.

Le difficoltà che si riscontrano in una riforma simile sono inimmaginabili, lo sappiamo. Però non sarebbe perdonabile l’assenza di coraggio su un tema simile, sentito sopratttutto dall’elettore del governo.