Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

L’ultima analisi del Supervisory Review and Evaluation Process (SREP), considerando il Common Equity Tier 1 (CET1) nell’ambito del P2R (il Pillar 2 Requirement), porta un leggero innalzamento all’1,2% per le risk-weighted assets dal precedente 1,1%. I requisiti P2R, per quel che concerne il capitale totale, sono saliti rispetto all’anno precedente di uno 0,4% dello SREP ’22; mentre quelli non vincolanti nell’ottica del CET1 – rimarca la BCE – in media sono in aumento essendo ad oggi ad un 11,1% se confrontato con il 10,7% di un anno fa. Questo è dovuto senza dubbio alla reintroduzione di riserve anticicliche di capitale così come alla possibile ridefinizione dei rischi circa i requisiti aggiuntivi per le esposizioni deteriorate.

Strumento essenziale cui si serve la BCE in un sistema di vigilanza prudenziale è, per l’appunto, lo SREP grazie al quale essa può controllare, mitigare, monitorare, evitare e, dunque, gestire i bank risk cui sono esposte le banche. Lo SREP si propone secondo quattro elementi cui è attribuito un punteggio da 1, il migliore, a 4, il peggiore. Elementi quali 1) la realizzabilità e sostenibilità del modello di business; 2) l’adeguatezza della governance interna e di risk management; 3) Capital risk; 4) Liquidity risk. Questi permettono alla BCE di definire i P2R proprio per coprire o sovvenire ai vari rischi. Gli esiti evinti da detto processo permettono una ponderazione da parte della Banca Centrale in grado di definire specifici requisiti patrimoniali, tali da poter ottemperare precise esigenze di ciascuna singola banca. Primo dato esatto a dicembre 2023 concerne la buona tenuta del settore bancario che, come dimostrano ICAAP e ILAAP (gli Internal Capital and Liquidity Adequacy Assessment Process), rileva le banche in una posizione discostata positivamente rispetto ai requisiti regolamentari cui queste debbono attenersi.

Questa ottima riuscita, tuttavia considerabile, per maggior prudenza, meramente attuale e non costante in un mondo capace di invertire qualunque attesa o aspettativa nel termine di un giorno, non allude però ad un risk free macroeconomico, il cui scenario, viceversa, non è dei migliori e che ripone le banche in una situazione di incertezza. Se da un lato la reddittività bancaria è stata favorita da un deciso aumento dei tassi d’interesse, dall’altro c’è da dire che, guardando avanti, tale aumento subirà una inevitabile frenata e successiva inversione con la loro progressiva trasmissione ai depositanti. Altro fatto determinante evidenzia in particolar modo un aumento del credit and liquidity risk a seguito dei tassi più elevati. Il risk management bancario è stato messo a dura prova ad inizio anno quando, per esempio, i mercati iniziarono ad agitarsi palesandosi scenari ipotizzanti lo spettro di una nuova crisi (basti pensare a Credit Suisse o alle banche regionali americane), dimostrando rassicuranti garanzie per il mondo finanziario latu sensu. Dallo SREP, la situazione bancaria italiana emerge, così, in un’accezione apprezzabile a livello europeo sul piano di rischio.

Nota positiva? In una scala da 1 a 4 il punteggio SREP è rimasto stabile a 2,6 per buona percentuale del sistema bancario e con un miglioramento per il 15% delle banche, tranne un 14% in peggioramento. L’esposizione al rischio di una leva finanziaria troppo ingente da parte di sei banche ha indotto la BCE ad intervenire trovando opportuno applicare sul coefficiente di leverage un requisito P2R pari a circa 10 basis-points come complemento del requisito minimo vincolante sul medesimo coefficiente del 3% adottato.

L’imposizioni dell’Eurotower in termini di interest rate and liquidity risk sono di notevole fattura consequenzialmente al quadro presentatosi a livello macrofinanziario. Un appunto degno di nota rivolto a ciascuna banca riguarda una sollecitazione temporale relativa alla loro adozione tempestiva delle misure indicate per smussare in primo luogo le debolezze sul piano di corporate governance rivelatasi fragile, in secondo luogo sul conseguente risk management ed infine sull’assetto strategico di progettazione e controllo patrimoniale.

Priorità della BCE per il prossimo triennio 2024-2026
Come ha illustrato l’Istituto di Vigilanza dell’Eurozona “il contesto di tassi di interesse più elevati dovrebbe aumentare sia la volatilità di alcune fonti di finanziamento sia i costi di indebitamento delle banche nel medio termine proprio quando si dovranno sostituire importi sostanziali di funding della BC”.

Nell’ultimo mese, diverse sono state le banche italiane ad aver sottolineato la propria capacità ragguardevole di rispettare i requisiti in vigore dal prossimo primo gennaio 2024. Ma questo la Vigilanza della BCE lo sa bene, come conosce bene anche la situazione più o meno stabile o da monitorare in cui versano altrettante banche. Dati alla mano, si va da BNP Paribas con un 1,57% che arriva all’1,77%, Mediobanca che raggiunge l’1,82% dall’1,68%, con Banca Mediolanum e Intesa San Paolo sull’1,5%, Unicredit e Finecobank intorno al 2% e ben oltre il 2% Iccrea, Monte dei Paschi di Siena diretta dal ceo Lovaglio sottoposta a requisiti ora più moderati e Banca Popolare di Sondrio che passa dal 2,66% al 2,79%.

Francoforte ha così imposto questo “add-on” di capitale a venti banche, tra cui le sopracitate, a causa
delle loro non performing exposures (Npe) ma, ad ogni modo, tutte si posizionano al di sopra delle
richieste.

Il prossimo triennio sarà designato da una direzione particolarmente attenzionata dalla Banca Centrale Europea, nonché tricotomizzata secondo tre priorità.

La prima priorità vuol mettere a fuoco l’effettiva capacità del settore bancario di due importanti shock potenziali cui le banche potranno, molto plausibilmente, far fronte: uno di carattere macrofinanziario ed uno geopolitico immediato, che potremmo considerare dai tratti più inquietanti data la situazione attuale russo-ucraina e israelo-palestinese. Lagarde, quindi, pretenderà un ridimensionamento delle fragilità manageriali bancarie in merito alle attività e passività e al credit risk.

Seconda priorità, non per ordine di importanza, tocca invece tutto ciò che riguarda l’ampio capitolo climatico e ambientale, sempre concentrando l’attenzione sulla gestione dei rischi correlati.

In ultima istanza, conquista una posizione sempre più centrale la digitalizzazione, alla luce della quale è inevitabile condurre uno studio attinente il compimento di progressi interessati alla trasformazione digitale e all’attuazione di stabili assetti di resilienza operativa. Detto ciò, non è tralasciato il rischio cibernetico a causa di una digitalizzazione sempre più evoluta.