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OPERAZIONE OPERAZIONI DI SALVATAGGIO MIGRANTI IN MARE DELLA NAVE GEO BARENTS DI MEDICI SENZA FRONTIERE

“E pur si muove!”. Strano legare un simile detto all’Unione Europea in tema di immigrazione, ma questa volta è proprio così. Ieri, infatti, è stato raggiunto un accordo tra la Commissione e il Parlamento europeo per la modifica degli accordi di Dublino sui migranti e l’asilo.

Il regolamento, entrato in vigore nel 1997, stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione di uno stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli stati europei da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, nell’ambito della Convenzione dei rifugiati del 1951 e la relativa direttiva UE. Questo regolamento prefissa degli obiettivi facenti capo sia ai richiedenti asilo, per impedire di presentare domande in più stati all’interno dell’europa, sia agli stati membri, per garantire una redistribuzione degli immigrati.

Ieri sono stati modificati alcuni passaggi del vecchio regolamento per consentire una più equa gestione dei flussi migratori cercando di aiutare i paesi che si trovano maggiormente in difficoltà, come l’Italia in questo ultimo anno specialmente. L’obiettivo della modifica vuole essere quello di avere una riforma complessiva della politica migratoria europea, che possa comprendere sia la dimensione interna, cioè la gestione delle richieste d’asilo delle persone migranti entrate irregolarmente nell’Ue, sia la dimensione esterna, cioè le strategie e gli accordi con i Paesi africani e asiatici per ridurre i flussi migratori diretti verso l’unione.

Le regole sulla gestione interna dei migranti tra gli stati europei hanno subito delle modifiche, come l’introduzione di diverse deroghe concesse per non presentare unicamente la domanda di richiesta di asilo solo nel paese di primo approdo. È stata prevista una diminuzione della responsabilità del paese di primo approdo verso i migranti e rafforzato il meccanismo di solidarietà tra paesi UE. Da oggi gli altri stati aiuteranno il paese di primo approdo attraverso i ricollocamenti oppure mediante un contributo economico. Questa solidarietà di per sé non è obbligatoria ma viene di fatto resa obbligatoria dal fatto che lo stato sotto pressione può richiedere e ottenere un maggiore contributo dagli altri paesi.

La “border procedure” è una delle novità più interessanti. Con questo nuova procedura viene modificato il meccanismo di richiesta di asilo, mettendo in campo una procedura straordinaria e più veloce. Le autorità nazionali possono esaminare più velocemente le richieste di asilo, senza che i richiedenti siano giuridicamente considerati dentro i suoi confini. Questa procedura consente di distinguere i migranti economici rispetto ai veri richiedenti asilo così da evitare che entrino persone che effettivamente non posseggono i requisiti per venire da noi.

Infine, si modifica il regolamento sulle crisi, che prevede norme eccezionali da applicare nei casi di arrivi massicci e improvvisi di persone migranti o in situazioni particolari.

Finalmente anche a livello europeo qualcosa pare si sia mosso. Sappiamo bene che questo è solo un primo passo verso l’auspicata “condivisione del problema” che anche il premier Meloni ha più volte richiamato nei suoi discorsi. Attendiamo ulteriori sviluppi e speriamo che queste piccole modifiche possano essere adottate e applicate da tutti anche nell’immediato futuro per permettere all’Italia di avere quell’aiuto di cui ha bisogno da decenni.