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Sta facendo molto scalpore la notizia del presepe allestito da don Vitaliano Della Sala, parroco di Capocastello di Mercogliano (Avellino) – già noto in passato per le sue prese di posizione “non allineate” alla gerarchia ecclesiastica – che questa volta, in nome dell’inclusività nei confronti delle “famiglie arcobaleno”, come da lui stesso dichiarato, ha escluso san Giuseppe per sostituirlo con una “seconda mamma”. Dopo vigorose proteste da parte di fedeli e sacerdoti – tra cui il prete anticamorra don Maurizio Patriciello – ha infine accettato di reinserire san Giuseppe, ma lasciando anche la “seconda mamma” di Gesù.

La Redazione di Nazione Futura ha pensato di chiedere a don Angelo Citati, collaboratore della nostra rivista e sacerdote della stessa diocesi di don Vitaliano, cosa pensa della scelta controversa del suo confratello.

Don Angelo, qual è la tua opinione sul presepe “inclusivo” di don Vitaliano?

Non condivido né la sua scelta né le motivazioni che ne stanno alla base. Don Vitaliano, nelle diverse interviste che ha rilasciato alla stampa e alla televisione, si appoggia sul fatto che oggi esistono modelli familiari diversi da quello tradizionale, come le famiglie “arcobaleno”; e che il presepe, poiché deve essere inclusivo, non può precludersi di inglobare anche queste realtà, così come nel tempo ha incluso sempre figure legate alla contemporaneità (pastori, artigiani, lavoratori, etc.).

In realtà questo ragionamento si fonda su un presupposto erroneo. È vero, infatti, che oggi esistono modelli di famiglia alternativi a quello cristiano tradizionale; ma per un cattolico, tanto più per un sacerdote, questi non possono essere messi sullo stesso piano della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che è il modello che la Chiesa invita i suoi fedeli a seguire e rispettare. Affiancare – o addirittura sostituire, come era stato fatto all’inizio – alla Santa Famiglia una famiglia “arcobaleno” fa passare un messaggio falso, cioè che questi modelli, per un cristiano, si possano considerare equivalenti.

La Chiesa, dunque, non deve essere inclusiva, come sostiene don Vitaliano?

La Chiesa ha certamente il compito di mostrarsi sempre accogliente e di instaurare un dialogo costruttivo con tutti – a prescindere dalla loro fede, dal pensiero politico, dall’orientamento sessuale – ma non è questo il modo giusto per farlo. Perché un dialogo possa essere autentico e costruttivo occorrono due elementi fondamentali: che il dialogo non sia fine a sé stesso (per un cristiano, in particolare, il dialogo è finalizzato ad annunciare Cristo e il suo Vangelo) e che non tenda a nascondere o camuffare, per un malcelato senso di appiattimento sulle logiche del mondo, la propria identità. E il problema è appunto che l’identità veicolata dal presepe allestito da don Vitaliano non è quella cristiana.

E perché non lo è?

Perché la Santa Famiglia – con Gesù, Giuseppe e Maria al loro posto – è uno degli elementi centrali attorno a cui ruota la fede cristiana. L’evento avvenuto due millenni fa in quella mangiatoia trascende tutti i tempi e i luoghi e costituisce l’inizio di quell’opera di Redenzione che Cristo compie sulla croce e offre a tutti gli uomini: il presepe rappresenta, quindi, un messaggio che ha già di per sé, senza bisogno che lo modifichiamo a nostro piacimento, un valore universale e metastorico.

Sentire la necessità di cambiarlo significa, implicitamente, pensare che questo messaggio – così come è, così come ce lo trasmettono i Vangeli e come ce lo insegna la Chiesa – non sia veramente universale e “inclusivo”, e che perciò, per esserlo davvero, abbia bisogno delle innovazioni fantasiose di chi, duemila anni dopo, ritiene di sapere meglio del Signore Gesù in quale tipo di famiglia Egli dovesse venire al mondo… No, il presepe non ha bisogno di essere cambiato: ha bisogno solo di essere riscoperto e di essere vissuto, cioè applicato alla nostra quotidianità attraverso la testimonianza di una vita cristiana coerente.

Don Vitaliano, però, si è difeso anche facendo notare che i presepi, specialmente al Sud, sono spesso ricchi di personaggi che di per sé non hanno alcun legame con la Santa Famiglia, come Maradona o personaggi politici.

Infatti anche quelli sono molto kitsch! Poi, comunque, io non ho mai visto presepi con politici o con Maradona nelle chiese davanti all’altare – tutt’al più nelle case o per le strade – e, se mai ne vedessi, li disapproverei risolutamente. Ma, soprattutto, non ho mai visto nessuno (neanche a Napoli!) sostituire Maradona o un politico a san Giuseppe. San Giuseppe che, fra l’altro, con l’umiltà e l’abdicazione con cui ha accettato di prendersi cura di questo Figlio non suo è, forse, proprio il maggiore esempio di “inclusività” e accoglienza che la storia conosca.

Anzi, farei notare en passant che proprio iniziative come questa non fanno altro che disaffezionare da questa causa anche quanti – che tra i cattolici praticanti non fanno difetto – sono molto sensibili alla tematica dell’accoglienza e del dialogo con le minoranze. In tal modo, infatti, si dà loro la falsa impressione che l’unico modo per entrare in dialogo con una comunità su posizioni diverse rispetto a quelle della Chiesa – in questo caso la comunità LGBTQ – sia quello di sfigurare le nostre devozioni e di smettere di annunciare gli insegnamenti tradizionali della religione cattolica.

In definitiva, che consiglio daresti a don Vitaliano?

Non penso che spetti a me dare consigli a un confratello con più anni e più esperienza di me. Un consiglio molto bello, però, gli è stato dato da un sacerdote ben più autorevole di me, e impegnato da tanti anni anche lui, come don Vitaliano, nel sociale: don Maurizio Patriciello, che ha invitato don Vitaliano a compiere un gesto di umiltà, chiedendo scusa e ripristinando il presepe cristiano tradizionale. 

Personalmente, ho apprezzato moltissimo le parole di don Patriciello, che trovo intrise di vero spirito evangelico. Perché il messaggio fondamentale veicolato dal mistero dell’Incarnazione e rappresentato nel presepe, in fondo, è proprio quello dell’umiltà. Il Signore Gesù è sceso sulla terra (“umiliando” la sua natura divina!) per la salvezza di tutti e offre la salvezza a ciascuno di noi, senza distinzioni: ma, perché questa salvezza possa essere efficace anche nel mio cuore, devo avere l’umiltà di accettare di fare non la mia, ma la Sua volontà.