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Dal 1 gennaio 2024 entra in vigore la direttiva Ue Emission transfer system (Ets) che nasce dal pacchetto “Fit For 55” che impone la riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

La direttiva suscita allarme per la competitività economica dei porti dell’UE, in particolare per quelli situati nel Mediterraneo. La norma europea riguarda le navi con una stazza di più di 5mila tonnellate e colpisce maggiormente i porti di transhipment, cioè trasbordo, dove da navi portacontainer si caricano navi più piccole, prevedendo una tassa che dovrà essere pagata dalle compagnie di navigazione e che attualmente si aggira intorno ai 93 euro per tonnellata.

La tassazione si applicherà per intero a tutte le tratte in partenza e in arrivo tra porti interni all’Unione Europea, mentre solo al 50 per cento nel caso in cui solo il porto di provenienza o arrivo sia nell’Unione Europea. Non è prevista nessuna tassa, invece, quando i porti di partenza e destinazione non sono all’interno dell’Unione, anche se le navi passano dal Mediterraneo. E’ facile immaginare che, per evitare i costi aggiuntivi dell’ETS, le navi optino per attraccare in porti di trasbordo extra-UE.

Cambia poco o nulla, in termini di competitività, se la Commissione Europea ha classificato i porti di Tanger Med ed East Port Said come “porti limitrofi nel trasbordo di container”, assoggettando le navi portacontainer che fanno scalo in questi porti e che servono anche scali dell’Unione Europea a pagare il 50% dell’imposta ETS.

C’è da aspettarsi un 2024 complicato per Gioia Tauro (il principale porto di trasbordo italiano e la maggior azienda calabrese che rappresenta il 50% del Pil privato della Regione), ma anche per altri porti come Cagliari e Taranto.