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Anno nuovo, abitudini vecchie. Finchè non verrà realizzata una complessiva riforma della giustizia, sentiremo parlare di membri della magistratura italiana politicizzati, spesso ammiccanti a sinistra, atti sistematicamente a violare il principio di indipendenza e imparzialità che dovrebbe, invece, caraterizzare il loro operato. Questa volta è Marcello Degni ad uscire allo scoperto, vomitando tutto il proprio odio nei confronti del governo, dopo aver dato a Salvini, già Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dell’essere “indegno e intollerabile”.

“Occasione persa. C’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo invece fatto recitare Marinetti” questo ha scritto il consigliere della Corte dei conti, Marcello Degni, su X (ex Twitter) il 30 dicembre… così per chiudere in bellezza l’anno e rinforzare i dubbi sull’imparzialità della giustizia italiana. Augurarsi che il proprio Paese vada in esercizio provvisorio, quindi che tecnicamente non possa adottare variazioni di bilancio e debba limitarsi alle attività di ordinaria amministrazione, va oltre ogni possibile commento. Come si può augurare un simile disastro per il proprio Paese?

Ma questo non è forse il contenuto peggiore che Degni ha postato sul social di Elon Musk. Chiaramente non manca di prendere posizione nel conflitto in Medio Oriente a favore di chi vorrebbe la distruzione dello Stato d’Israele, ma tenetevi forte perchè c’è di meglio (si fa per dire). Appelli contro il fascismo imperante in Italia (che vedono solo lui e i suoi compagni); commemorazione per la scomparsa del compagno Toni Negri; felicitazioni per l’occupazione (chiaramente un atto illegale) delle scuole… il profilo di Degni è il manuale della sinistra italiana. Non a caso fu nominato nel 2017 dall’allora premier Gentiloni nel ruolo che attualmente ricopre.

Il problema, però, non è costituito tanto dalle idee di questo magistrato (mai penseremmo di censurare le opinioni), ma appunto dal ruolo che egli ricopre, cioè il Consigliere della Corte dei Conti. La Corte costituzionale si è occupata di questi temi con la sentenza 100/1981, dove scrive che l’imparzialità e l’indipendenza dei magistrati, previste dagli articoli 101, comma 2, e 104, comma 1, debbano essere tutelate “non solo con specifico riferimento al concreto esercizio delle funzioni giurisdizionali, ma anche come regola deontologica da osservarsi in ogni comportamento al fine di evitare che possa fondatamente dubitarsi della loro indipendenza ed imparzialità”. Un altro atto della Corte rilevante in tale ambito è la sentenza n.170/2018, che, oltre chiaramente a riconoscere al magistrato la medesima libertà di manifestazione del pensiero garantita a tutti i cittadini, ricorda ai vari Marcello Degni il dover di garantire non solo “imparzialità e indipendenza”, ma anche la “loro apparenza, quali requisiti essenziali che caratterizzano la figura del magistrato in ogni aspetto della sua vita pubblica”.

La Corte dei Conti, chiamata ad agire anche da esponenti della maggioranza di governo, ha detto alla stampa che “la questione Degni” verrà esaminata in via d’urgenza nella prossima riunione del Consiglio di presidenza. Questo è il minimo che si debba fare… ma la questione vera è: quanti Degni rimarranno impuniti?