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Il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) della Difesa per il triennio 2023-2025, presentato in ritardo lo scorso ottobre, mette in rilievo le esigenze della difesa italiana nel contesto internazionale, sottolineando la cruciale necessità di un adeguato finanziamento per le Forze Armate.

In questo quadro, si enfatizza l’importanza di raggiungere una spesa per la difesa pari al 2% del Prodotto Interno Lordo (PIL), in accordo con gli impegni presi nell’ambito della NATO. Questo obiettivo è ritenuto essenziale non solo per garantire la sicurezza nazionale, ma anche per contribuire in modo efficace alla stabilità internazionale. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, riconoscendo questa necessità, ha sottolineato nell’introduzione al documento programmatico l’importanza di tali investimenti per rispondere alle sfide di sicurezza attuali e future: “Per sostenere questo processo, è necessario assicurare finanziamenti adeguati, certi e stabili… Non devono esserci dubbi, innanzitutto, in merito alla necessità di proseguire nel percorso di adeguamento ed incremento del bilancio della Difesa, per affrontare le nuove sfide e per rispettare gli impegni assunti in ambito NATO: siamo infatti ancora lontani dall’impegno di conseguire una spesa per la Difesa pari al 2% del PIL entro il 2028”.

La recente approvazione della Legge di Bilancio ha messo in evidenza un forte contrasto tra le intenzioni del Ministro di rafforzare la Difesa italiana, e le decisioni adottate dal governo che si orientano verso una riduzione degli investimenti nel settore per i prossimi anni. Nonostante l’enfasi del Ministro Crosetto sulla modernizzazione e l’innovazione tecnologica, il bilancio della difesa italiano per il 2023 si attesta all’1,46% del PIL, riducendosi ulteriormente al 1,43% nel 2024. Questo evidenzia una discrepanza tra l’aspirazione a un potenziamento del settore e le effettive risorse finanziarie allocate.

I tagli sono evidenziati nella stessa Legge di Bilancio: “al fine del concorso da parte delle amministrazioni centrali dello Stato al raggiungimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica indicati nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023. Per il Ministero della difesa tali riduzioni, come evidenziato nell’allegato VI, ammontano a 51.288.000 euro per il 2024, a 64.430.000 euro per il 2025 e a 90.400.000 euro per il 2026 e gli anni successivi, e insistono prevalentemente sulla missione Difesa e sicurezza del territorio. Inoltre, il comma 544 prevede che i programmi di spesa e le relative consegne del Ministero della difesa siano riprogrammati, ad invarianza di spesa, con una riduzione di 95 milioni di euro nel 2024, di 1.546,78 milioni di euro nel 2026 e di 245,63 milioni nel 2028 ed un aumento di 96,250 milioni di euro nel 2027 e 1.791,16 milioni nel 2029”.

La discrepanza tra le ambizioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto e le decisioni del governo italiano evidenzia una problematica coerenza nelle politiche di difesa del paese. Mentre Crosetto mira a rafforzare e modernizzare le forze militari italiane, le scelte di bilancio del governo non sembrano allinearsi con queste intenzioni. Questo divario tra gli obiettivi ministeriali e le realtà finanziarie solleva interrogativi sulla capacità dell’Italia di affrontare efficacemente le sfide di sicurezza in un contesto internazionale dinamico e in evoluzione.

Infine si sottolinea che, nonostante l’impegno crescente delle Forze Armate in missioni operative all’estero, l’Esercito Italiano si trova di fronte alla necessità di fornire ulteriori 1800 militari per l’Operazione Strade Sicure. Questo aumento di personale per la sicurezza interna, in un contesto di impegni esterni già onerosi, potrebbe rappresentare una sfida logistica e operativa significativa. Nella Legge di Bilancio i commi 342 e 343 “recano disposizioni per sostenere e garantire la prosecuzione del concorso delle Forze armate per l’operazione Strade sicure, nonché per il programma Stazioni sicure… Il personale complessivo delle Forze armate impegnato in attività di pubblica sicurezza è pertanto fissato, per il 2024, in 6.800 unità complessive”. Un’operazione che, a detta del Ministro Crosetto: “È un lusso che oggi, soprattutto alla luce dell’attuale contesto internazionale, l’Italia non può più permettersi”.

Anche su questo punto il gverno, maldestramente, non è in sintonia con le giuste posizioni del Ministro della Difesa.