Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Non ci sono dubbi, il 2024 si apre all’insegna di due capolavori nella tradizionale -ma sempre attuale-  arte del vittimismo. Sottile e ipocrita ma utile per uscire dall’angolino quando si è impossibilitati a fare altro, consapevoli in fondo di non essere innocenti dal punto di vista morale. Quello giudiziario non ci interessa e non è certo compito nostro sindacarne, facendo sempre leva sul nostro tradizionale motto “garantisti con tutti, fessi con nessuno”.  I due casi di scuola su cui vogliamo soffermarci sono ancora caldi, fumanti e serviti mediaticamente con la precisione di un metronomo. Stiamo ovvimente parlando del caso della rettrice anzi ex rettrice oramai di Harvard  Claudine Gay e della nostra Chiara Ferragni che quanto a piagnistei è campionessa riconosciuta di pesi massimi. 

Ma andiamo con ordine: Claudine Gay è finita nella bufera insieme alle sue due colleghe, rispettivamente rettrici della Pennsylvenia e del MIT,  Liz Magill ( già dimessasi)   e Sally Kornbluth ( ancora al suo posto) inseguito a un’audizione alla Camera dei Rappresentanti dove incalzata dalla domande dei deputati non solo non riuscì ad esprimere una condanna ferma all’antisemitismo dilagante nel College all’indomani del massacro del 7 ottobre, ma si era lanciata in pericolose e funamboliche piroette.

La Gay nonostante fosse oggetto di pressioni da parte dei Repubblicani e di una parte della comunità accademica e dell’opinione pubblica ha tentato di salvare la sua poltrona fresca di nomina restando incollata al suo posto. Salvo poi come spesso accade cadere vittima del propio passato dal quale neanche l’essere una paladina liberal con tanto di cattedra di studi afroamericani ha potuto salvarlo. Come recitano i versi del Faust di Goethe “L’aria era  cosi piena di fantasmi, che nessuno sa come fare ad evitarli” ( II,5) e difatti la Gay si è piombata dentro. Certo  sono fantasmi di natura diversa e sopratutto un tantinino dolosi, in quanto si è scoperto che l’ex rettrice e paladina afroamericana ha un vizietto di non poco conto per un accademico, quello del Plagio. Infatti sono state portate alla luce accuse di plagio su alcune opere del 2001 e del 2017 e soprattutto sulla tesi di dottorato che la ex rettrice ha conseguito nel 1997. 

Alla fine dinanzi a tali accuse le dimissioni sono risultate un gesto necessario e forse anche un pò indirizzato dalla stessa Università la quale non può permettersi una rettrice con simili sospetti e vizietti.  Nella sue lettera di dimissioni ovviamente la Gay nel tentativo di salvare la sua cattedra nella stessa Harvard si è lasciata andare al solito piagnisteo, sostenendo di essere stata oggetto di pesanti “minacce” Ça va sans dire di matrice “razzista”. 

Figuriamoci se una liberal afroamericana beccata con mani e piedi nella marmellata e per lo più sospettata di aver avallato comportamenti antisemiti pur di salvare il salvabile  potesse non ricorrere al  vittimismo lanciando accuse  di razzismo.  Si sa che i liberal sguazzano nella coltre fitta dell’ipocrisia che aleggia nelle università americane oramai solo lo spettro di quello che furono un tempo. Benché come la storia ci insegna la caccia alla streghe negli Stati Uniti ha una esistenza ciclica. 

Seconda prova di vittimismo ma come abbiamo avuto modo di vedere con attitudini artistiche maggiori è stata quella di Chiara Ferragni a cui si sa il pandoro è andato di traverso. 

L’influencer par excellence infatti dopo aver perso 300 mila follower e aver marcato visita sui social per sedici giorni, dopo le critiche legittime alle sue recite sulla vicenda pandorogate, è ricomparsa nelle stories.  Anche per lei è arrivato il momento di giocare la carta vittimismo per provare a rientrare in pista, approfittando un pò della distrazione mediatica per altre e più impellenti  questioni di natura politica. 

Ovviamente lo ha fatto tramite lo strumento che gli è più consono, Instagram e parlando o meglio scrivendo direttamente nelle stories social. Prima postando una foto con tanto di outfit minimale ma con look da set cinematografico chiedendo ai follower – quelli rimasti  che sono comunque 29,5 milioni  – “ come state?”  e lanciandosi poi in un ringraziamento a chi “non vuole affossare ma aiutare”.  Verrebbe da dire alla Signora Ferragni che  si è affossata con le sue stesse mani, prima con le sue avventure non propio limpide nel campo della beneficenza e poi provando a mettere un pezza recitando male, un copione mal scritto da  qualche suo non proprio brillante collaboratore. Quindi anche in questo caso come in tutti i pretendenti interventi social la Ferragni si dimostra sempre un sacco senza fondo di ipocrisia.