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Il regime nicaraguense di Daniel Ortega, da ormai quasi otto mesi, oppone con pugno duro oppositori politici, studenti, ma soprattutto la Chiesa Cattolica. Il regime, che dal 2007 si inspira ai paradigmi dell’estremista e rivoluzionario Augusto César Sandino, è determinato a congelare le risorse economiche delle diocesi del paese con l’accusa di presunto riciclaggio di denaro, e a fermare con ogni mezzo possibile i membri del clero, anche attraverso l’esilio o l’arresto.

A maggio la polizia di Ortega ha arrestato tre sacerdoti durante la festività di Santa Maria
Ausiliatrice. Più recentemente, il 20 dicembre, la polizia ne ha arrestati altri 14. Chiaramente l’obiettivo del governo di Ortega è quello di silenziare e coprire il più possibile la voce della Chiesa. Soprattutto, di una Chiesa che si batte per i diritti fondamentali dell’individuo, che è contraria all’oppressione e che si fa promulgatrice di libertà e indipendenza.

L’ultimo arresto è stato emesso nei confronti di Gustavo Sandino, sacerdote di Santa María de Pantasma, del dipartimento di Jinotega, il quale è stato prelevato senza avviso dalla polizia il 31 dicembre. Altri arresti per il vescovo di Siuna, Isidoro Mora, e, affermano fonti stampa nicaraguesi in esilio, anche il vicario generale dell’arcidiocesi di Managua, Carlos Avilés. A quest’ultimi si aggiunge anche il vescovo di Matagalpa, Rolando Álvarez, condannato il 10 febbraio del 2023 a 26 anni e 4 mesi per tradimento, diffusione di notizie false e disprezzo verso l’autorità dopo essersi rifiutato di partire per gli Stati Uniti insieme ad altri 222 oppositori espulsi.

In esilio negli Stati Uniti, Martha Patricia Molina, ricercatrice, avvocata e componente del comitato di redazione della testata indipendente ‘La Prensa’, segue con particolare attenzione le continue persecuzioni del regime contro la Chiesa nicaraguense. È stata, infatti, curatrice di un rapporto, “Nicaragua, una Chiesa perseguitata”. Inoltre, Martha ha dichiarato che sono “ben 529 gli episodi di ostilità, e in molti casi di vera e propria persecuzione, che la Chiesa cattolica in Nicaragua ha subito negli ultimi cinque anni per mano del Governo guidato da Daniel Ortega, a partire dalle proteste popolari dell’aprile 2018”.

La situazione oggi? “In questo momento, in Nicaragua ci sono tre sacerdoti in carcere, compreso il vescovo Álvarez, e tre agli arresti domiciliari, oltre agli esiliati. Ai 37 [ulteriori religiosi esiliati] si è aggiunto un sacerdote spagnolo che presta servizio a León”, dice la Molina. Lo scontro tra la Chiesa di Roma e i sandinisti risale a tempi lontani. Già dagli anni 80 del secolo scorso quando gerarchie ecclesiastiche e dirigenti rivoluzionari si combattevano il predominio spirituale della nazione. Di sicuro l’orientamento politico repressivo e gli approcci iper-socialisti di Ortega confliggono con la dottrina della Chiesa. Ma soprattutto, confliggono con il desiderio della popolazione nicaraguense di vivere in uno stato più libero e sicuro, come dimostra l’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU identificando un “modello di gravi violazioni dei diritti civili e politici”, che ha arbitrariamente estromesso i discorsi discordanti dal processo elettorale del novembre 2021 e “ha creato un ambiente incongruo allo svolgimento di elezioni genuine, eque e credibili”.

Ora, si potrebbe dibattere su come la direzione politica di Ortega continui a minacciare i diritti e confligga con svariate disposizioni e convenzioni di diritto internazionale. Per non parlare dei risvolti morali e politici. Tuttavia, il commento più rilevante appare essere uno solo, cioè quello di Gesù quando annuncia nel Vangelo di Matteo “ascoltate: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Perciò siate prudenti come serpenti e semplici come colombe. […] Sarete trascinati davanti a governatori e re per causa mia […]. Ma quando sarete arrestati, non preoccupatevi di quel che dovrete dire e di come dirlo. In quel momento Dio ve lo suggerirà”.