Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

GIORGIA MELONI ANTONIO GUTERRES SG ONU

Quest’anno si apre con svariati punti di domanda sul piano internazionale. Il conflitto russo- ucraino che si protrae ormai da quasi due anni, lo scoppio del conflitto israelo-palestinese, l’esacerbarsi delle relazioni e provocazioni tra le due coree; senza contare le numerose crisi minori sparse per il globo.

Vedendo in tutto ciò uno scenario quasi apocalittico, o meglio, distruttivo, sorge una domanda. L’ONU, l’organizzazione che dovrebbe contribuire a mantenere pace e prosperità tra i popoli, farà la fine della defunta Società delle Nazioni?

L’organizzazione delle Nazioni Unite è stata creata in seguito all’incompletezza della Società delle Nazioni nata alla fine della prima guerra mondiale per volere del presidente Wilson. Con la nascita delle Nazioni Unite nel 1945 si decise di non commettere nuovamente gli errori commessi con la precedente organizzazione e, pertanto, nessuno Stato sovrano venne escluso dalla possibilità di aderire alla neonata organizzazione, e venne istituito il Consiglio di Sicurezza, organo supremo per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, con il potere di autorizzare i membri all’uso della forza per obbligare gli Stati in violazione delle norme internazionali a rispettare le risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale.

Le Nazioni Unite sono state pensate anche per risolvere le controversie tra stati con fini diplomatici, senza dover far ricorso all’uso delle armi; e fino alla dissoluzione dell’URSS essa ha svolto un ruolo fondamentale in quanto rappresentava e manteneva l’ordine in un mondo dove vi erano due superpotenze più dei “controllori”, o comunque potenze minori, che facevano da bilanciere nel rapporto tra esse.

Con la fine del comunismo in Russia, l’organizzazione avrebbe dovuto evolversi anche per
rispondere al meglio alle sfide future che vedeva il disfacimento del precedente ordine mondiale, così da poter salvaguardare i rapporti e fungere da salvagente per qualsiasi tipo di crisi si fosse creata. Ma questa evoluzione non si è mai verificata. La sua configurazione atipica ha sempre creato dei problemi e non ha mai potuto affrontare quella riorganizzazione che ci si attendeva e si attende ancora. Il fattore che contribuisce maggiormente a mantenere lo sbilanciamento dello status quo all’interno delle nazioni unite è senza ombra di dubbio il diritto di veto. Il veto, non facente parte del trattato statutario ha permesso più volte alle superpotenze di porre un freno a qualsiasi iniziativa fosse a discapito dei propri interessi nazionali. Se tale strumento poteva andar bene quando il mondo era diviso in due schieramenti, ora, purtroppo, risulta essere uno strumento di intralcio.

Invece, il mondo di oggi è ben diverso da quello che era 40 anni fa, non solo vi è la nascita della super potenza cinese, ma anche la presenza di alcune nazioni emergenti, come l’India e il Brasile, e la rinascita del Giappone e della Germania, pone queste nazioni a premere per entrare a far parte del cosiddetto “tavolo dei grandi”, nel mentre le due superpotenze, hanno tutto l’interesse a mantenere le cose come stanno.

Questo mutuo scontro contribuisce alla paralisi completa dell’organizzazione che tutti noi abbiamo sotto gli occhi. Quasi impassibile nella guerra in Ucraina, mentre totalmente inutile e delirante sulla nuova crisi in Medio Oriente; anzi, se si è mossa nei confronti di Israele, lo ha fatto assecondando i pasdaran antisemiti.

Il totale sbandamento dell’America, anche al suo interno, e la nuova multipolarità del sistema
mondiale possono essere due degli effetti che maggiormente contribuiranno a far scomparire questa organizzazione; in futuro sicuramente dovremmo riflettere e domandarci: l’ONU scomparirà, o si troveranno nuove formule di politica internazionale per invertire la rotta e creare una nuova pace globale?