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“Bene o male, l’importante è che se ne parli” diceva Wilde. Peccato, però, che in certe situazioni ci sia più del patetico che del poetico. A volte neanche una saggia filosofia può ridimensionare un enorme scivolone o un’ignominia di chi su questa, forse non rendendosene conto, ha costruito l’intera “carriera” – se così si può definire. Peggio, se all’incoscienza del proprio esporsi – giustificabile per stupidità o ignoranza – ci sia invece una volontà studiata, calcolata e ostinata, atta a speculare con meschino interesse parassitario.

La conosciamo tutti Selvaggia Lucarelli. Si sprecano gli aggettivi (negativi). La sua irriverenza è nota al grande pubblico diviso tra una minoranza che la plaude ed una maggioranza che non ne può più di vederla anche per mezzora in tv chiedendosi “Perché? Perché la invitano?”. Ciò che stanca di questo “personaggino” non sono i contenuti quasi sempre provocatori, ma i modi altezzosi, smargiassi, offensivi, denigranti e irrispettosi, pregiudizievoli, cui questi vengono veicolati.

Spettacolarizzare un dramma, operazione largamente diffusa tra i media, è sicuramente poco etico, salvo poi considerare tutte le giustificazioni ombrello per cui si finisce con un “sì va be però…” Tuttavia, quando in una spettacolarizzazione si arriva ad esaurire anche l’ultima briciola di buon senso e di rispetto per chi ha vissuto quel dramma o una tragedia, inizia a farsi spazio un sentimento di rabbia e indignazione comune verso tale soggetto.

La giornalist..l’opinionis…l’attr… insomma, la nulla di tutto questo, ossia la Lucarelli, è arrivata a farci scrivere a seguito di un attacco bassissimo rivolto a Matteo Mariotti, un ragazzo parmigiano di cui si è molto parlato in questi giorni. Il ventenne è entrato nei cuori dei connazionali per la sua recente storia balzata alla cronaca nazionale. Nello scorso dicembre, mentre soggiornava in Australia, dopo una telefonata che lo informava della morte del nonno, pensò bene di confondere le sue lacrime con l’acqua del mare nuotando a riva. Tragedia sfiorata, ma dramma rimasto. Se armato di coraggio, voglia di vivere e di rivedere la sua famiglia in Italia, riuscì a divincolarsi dal morso improvviso di uno squalo – oddio cosa diranno gli animalisti? – non riuscì medesimamente a uscirne illibato, così che oggi si ritrova con una gamba mezza amputata ma col sorriso, per non essere morto dissanguato come aveva creduto prima di chiudere gli occhi.

Come spesso accade in queste toccanti situazioni, i più fortunati (nella sfortuna) sono talvolta circondati da amici e parenti che benevolmente si mobilitano per aiutare mediante gesti che richiamano la solidarietà collettiva. Difatti, a insaputa del giovane ancora ricoverato, viene avviata una raccolta fondi gofundme, arrivata oggi a più di 60 mila euro. “Molti mi hanno
sostenuto, la mia famiglia, i miei migliori amici e tanti sconosciuti che voglio ringraziare” salvo poi l’arrivo di un secondo squalo, altrettanto aggressivo, la finta giornalista autodefinitasi “comunista, femminista e animalista”. E questo schiarisce già molte idee.

Come suo solito, la Lucarelli tuona a suon di provocazioni e pregiudizievoli interrogativi alludenti una presunzione di malafede. “Il caso Ferragni si ripete. Io chiamo, faccio domande, chiedo a cosa servono i soldi, etc. Dall’altra parte gente che balbetta”. Facile immaginare un botta e risposta telefonico tra una Lucarelli abituata a discutere e provocare in diretta tv contro mezzo mondo ed una ragazzina coetanea di Matteo dall’altra parte cui si sarà presentato, forse la prima volta nella vita, un interlocutore simile.

Come si fa a scagliarsi verso un ragazzo di appena vent’anni che ha visto due volte la morte in faccia, prima nel momento di scontro con uno squalo e poco dopo sul bagnasciuga, credendo di finire dissanguato! Come si fa – ci chiediamo tutti – a non provare un minimo di compassione e solidarietà verso questo ragazzo che sta lottando con l’accettazione dell’idea
di una menomazione con cui dovrà convivere per il resto della vita. E preveniamo eventuali stupidaggini del tipo “Se non fosse andato a nuotare in quel posto, non gli sarebbe successo nulla di tutto questo”, perché sarebbe banalizzare il destino cui tutti siamo rimessi.

Come si fa, inoltre, a paragonare il dramma di Mariotti, legato ad una successiva raccolta fondi per iniziativa dei suoi amici, al caso Balocco-Ferragni che vedrebbe condannata l’influencer per truffa in tema di concorrenza sleale e falsa beneficenza dietro uno scopo lucrativo! Come si fa a non distinguere la possibilità di critica col suo annesso polverone
mediatico tra chi, avendo milioni sul conto corrente e ampio potere, può certamente difendersi come mangiar un pezzo di torta, e la famiglia di un ragazzo che ha evidentemente bisogno di maggiore denaro per poter fronteggiare spese (non necessariamente mediche) impreviste?

Piccola digressione sulla sanità pubblica italiana che tutto può: No, Selvaggia! Non tutte le cure mediche o bisogni logistici legati alla salute vengono sempre efficacemente assicurati e coperti dalla sanità pubblica. Tra i continui tagli alla sanità, la macchinosa burocrazia e tempi infiniti, spesso si arriva a remunerare i malati, con aiuti economici, solo post mortem… questa è una falla del sistema in cui viviamo e per la quale almeno una famiglia su tre combatte ogni giorno.

L’effetto Lucarelli ha dato adito ad un susseguirsi ininterrotto di messaggi d’odio gratuito verso il ragazzo inerme: “Mi è stato detto che sono un truffatore, la mia unica colpa è quella di essere sopravvissuto. Selvaggia…” dice Mariotti, seduto in carrozzina, davanti alle telecamere accorse in ospedale “…hai proprio fatto un grande errore con me, perché il male che mi hai fatto te non lo puoi neanche immaginare. Paragonata ad uno squalo sei veramente molto più forte e pericolosa. Mi hai fatto male in un momento della mia vita in cui non ne avevo affatto bisogno. Mi hai scaricato addosso in tutti i modi possibili tante persone”.

Ebbene, forse qualcuno dovrebbe vergognarsi. Il giornalismo si sa, non guarda in faccia nessuno. È giusto indagare, informarsi e porre quesiti, portare alla luce zone d’ombra per chiarire molte perplessità salvando magari altre persone da eventuali truffe, e via discorrendo. Ma c’è bisogno di buon senso e di rispetto; questo non va mai dimenticato.

Poi arriva la strategia del controvittimismo: “Ho fatto solo domande sull’uso dei fondi” replica la blogger che nel frattempo non perde tempo per spulciare sul profilo Instagram di Matteo e cercare altri appigli, richiamando l’attenzione degli animalisti e dettando lezioni sulla condotta da tenere: “Visto che ami la natura, impara a rispettare gli animali” e aggiunge “Le foto con gli uccelli legati o lo squaletto tirato fuori dall’acqua non si possono guardare”.
Con questi virgolettati ci sentiamo di esprimere tanta solidarietà, ma non nei confronti del povero Matteo; nei confronti della povera signora Lucarelli!