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AMEDEO UMBERTO RITA SEBASTIANI AMADEUS CONDUTTORE

A meno di un mese dal tanto “atteso” appuntamento con il festival della canzone italiana, il re di Sanremo, il suo conduttore Amadeus, ha dialogato con Repubblica smentendo se stesso e le edizioni precedenti del festival.

Come ci immaginavamo, l’obiettivo della chiacchierata non è parlare delle canzoni o, ad esempio, degli artisti che saranno presto sul palco, ma piuttosto di accusare velatamente che il governo di destra ha voluto conquistare barbaramente la Rai e dicerie simili. Quindi, la giornalista Silvia Fumarola ha chiesto ad Amadeus del caso di Chiara Ferragni e della vendita dei pandoro, del presidente Mattarella e anche della presenza della politica durante il festival di Sanremo.

Il conduttore alla precisa domanda – e qui si coglie l’obiettivo dell’intervista – se a Sanremo si faccia politica, ci vuol far credere che il festival sia completamente estraneo dalla politica. Come dice Capezzone, “assolto per non aver compreso il fatto”. Lui forse lo dimentica, ma noi ben ricordiamo che ogni anno i temi centrali guardano sempre più alla moda del momento, dal gender fluid, passando dai sermoni biblici fatti da chi forse dovrebbe prima andare a scuola e poi farci lezioni, fino a includere il riscaldamento globale. Un’agenda politica che guida il Festival esiste ed è chiara.

Il tema dovrebbe essere la canzone italiana, non la moda in voga nel dibattito politico di questi tempi, se no potremmo rinominarlo “il festival del pensiero progressista”. Non poteva mancare, inoltre, la domanda sulla Ferragni e le sue avventure inerenti la vendita degli ormai celeberrimi pandori. Questa una parte della risposta data dal conduttore: “Chiara è una professionista dedita al lavoro, è successo un corto circuito che non conosco. Lascia tutti con l’amaro in bocca. Quando sei a un certo livello la svista non ti è permessa”. Tutto ciò per dire, stai più attenta la prossima volta. Non sappiamo se è peggio la toppa del buco. Leggendo la sviolinata di domande proposte ci verrebbe da dire solo una cosa: ma è davvero necessario fare l’intervista senza alcuna domanda rivolta verso l’evento ma solo a ribadire le solite cose prive di contenuto?

Da spettatori onestamente ci aspetteremmo tutto fuorché una lezioncina da un presentatore che dovrebbe invogliare gli italiani a vedere il festival e non aizzare un confronto con la politica. Ma oramai anche il festival è diventato un posto dove a farla da padroni sono gli influencer e gli intellettualoni che ci spiegano come il progressismo sia l’unica fonte di salvezza.

Onestamente si sa che Sanremo è solo politica da tanti anni, sia per quanto riguarda gli ospiti, sia per quanto riguarda la platea di chi va in sala a vedere il festival. L’anno scorso proprio nessuno sapeva della foto – che ritraeva il sottosegretario Bignami in tenuta nazista durante la festa di carnevale del lontano 2016 – che Fedez mostrò durante la sua performance? La presenza di Saviano e Benigni non sono presenze legate a un preciso schieramento politico? Punti interrogativi che immaginiamo rimarranno irrisolti.

L’obiettivo di Sanremo sarebbe quello di dare risalto ai cantanti e alla canzone italiana, meno ai presentatori e futuri co-conduttori e alle partecipazioni dei Fedez di turno.