Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Il livore nella società italiana imperversa in particolar modo dal 25 settembre 2022. Oltre un anno fa il centrodestra vinceva le elezioni ed era consacrato dai cittadini come coalizione di governo. La destra italiana per la prima volta poteva guidare il paese. Questo li ha fatti andare fuori di testa e questo livore li porta a non rispettare neppure i morti. Stiamo parlando in questo caso della ricorrenza di Acca Larentia, dove si ricordano i tre ragazzi del Fronte della Gioventù ammazzati come bestie dai compagni rossi. Un momento non condiviso da tutti. Ma questo di certo non è colpa di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni.

Ieri pomeriggio, come ogni 7 gennaio dal lontano 1978, innanzi alla vecchia sede del Movimento Sociale in via Acca Larentia sono stati ricordati i tre giovani militanti del Fronte della Gioventù, barbaramente rimasti uccisi durante un agguato dei brigatisti rossi e nei seguenti scontri con le forze dell’ordine. Un ricordo partecipato anche dalle istituzioni: erano presenti il Presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, la sua vicepresidente, Roberta Angelilli, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor, oltre a tanti militanti, giovani e meno giovani, di quella destra che oggi, rinnovata nei modi parole e persone, governa la nazione. Momento di ricorrenza istituzionale, quindi, dedicato a tre ragazzi che per la loro passione politica sono stati ammazzati come bestie durante gli anni forse più bui della storia politica italiana recente.

Di Acca Larenzia ce ne sono state tante in Italia. Sono circa 400 i morti degli anni di piombo. Militanti di destra, militanti di sinistra, forze dell’ordine e civili uccisi per sogni rivoluzionari che spesso divennero motivi di morte. Una delle pagine quindi più buie del nostro Paese. Uno di quei momenti storici che non vorremmo mai più accadessero. E affinchè avvenga ciò, è obbligatorio ricordare queste vittime e i motivi che spinsero i loro assassini a freddarli barbaramente. Un ricordo che necessariamente deve essere bipartisan. Come la Festa della Liberazione, auspicata da tutti come il momento condiviso della vittoria della libertà sul fascismo, anche i morti degli anni di piombo debbono essere ricordati con onore e unità. E qui sorge il problema.

Durante le celebrazioni tenutesi ieri per Franco, Francesco e Stefano, alcuni militanti hanno pensato di ricordare le tre vittime tendendo il braccio destro al cielo con parole di nostalgica memoria, come “presente” urlato non proprio in maniera unanime – a differenza di quanto scrive Repubblica e compagnia – in seguito all’ascolto del nome delle tre vittime. Queste esternazioni nostalgiche di certo non sono apprezzabili, ma comprensibili sì. Il ricordo della morte di “uno di noi” – avranno pensato i militanti presenti alla cerimonia, avvenuta dopo la fine della parte istituzionale alla presenza dei vertici politici – “ci da il diritto di esprimerci come vogliamo”. Militanti, numericamente pochi, ai quali siamo già abituati. Modi che, come detto sopra, non sono condivisibili. Da qui, però, a invocare il ritorno del fascismo, come la sinistra fa ogni qualvolta vi sia un’occasione simile, pare sempre più inverosimile. La sinistra desidera che Acca Larentia diventi realmente un momento di condivisione tra tutte le anime politiche? Ben venga, anzi finalmente. Questo significherebbe un momento di condivisione politica che in Italia si attende dal ’45, cioè da quando la Festa della Liberazione è divenuta la festa dove, se non hai una bandiera rossa pronta a sventolare, non ti senti a tuo agio.

Il giochetto organizzato è semplice e banale: alcune feste sono nostre e nessuno può concettualizzarle in maniera diversa rispetto a quanto facciamo noi, vedasi il 25 aprile; altre, invece, dobbiamo farle diventare di tutti, e guai a voi se pensiate di aver vita facile… dobbiamo insegnarvi su come si celebrano le morti. La polemica sterile che hanno mosso alcuni esponenti del Pd, in primis direttamente sua maestà Elly la segreteria, ha un chiaro obiettivo: colpire la Meloni mettendola alla strenua dei soggetti che ancora oggi nel 2024 fanno il saluto romano. Già ci avevano provato in concomitanza con il 25 aprile, partendo un mese prima con l’accusa al governo e al suo Presidente “di non aver ancora digerito la Festa della Liberazione”.

Si è immeditamente difeso il governatore del Lazio, Rocca, che ha deciso di querelare Emanuela Droghei, consigliera regionale e coordinatrice della segreteria Pd Roma, avendolo accusato di aver dato “copertura istituzionale ad adunate fasciste”. Il ragionamento della Droghei è semplice: la regione Lazio, in particolare il suo governatore, ha preso parto ad un ritrovo di fascisti, nonostante – ricordiamolo(!) – in presenza delle istituzioni non vi sia stato alcun braccio teso. Oltre a dimenticare in tutto ciò che era presente anche l’Assessore della giunta di Gualtieri, Miguel Gotor, regolarmente tornato nelle file del Pd dopo una fallimentare candidatura alla Camera nel 2018 con Liberi e Uguali.

Quello che sorge spontaneo chiedersi, quindi, è se proprio a sinistra non desiderano schernire gli avversari politici anche nei momenti di ricordo delle vittime di un colore politico opposto al loro, sputando così sulla memoria di tre giovani ragazzi, che sarebbero dovuti essere stati liberi di professare il loro credo politico, senza morire trucidati da pallottole di armi automatiche in mano a criminali comunisti.