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GABRIEL ATTAL NUOVO PRIMO MINISTRO FRANCESE

Ha 34 anni ed è omosessuale. A leggere i primi commenti sui nostri quotidiani e i primissimi lanci social sembrerebbero essere queste le caratteristiche peculiari e degne di nota del nuovo Primo Ministro francese nominato ieri dal Presidente Emmanuel Macron, l’ambiziosissimo Attal. In questa maniera veniva ritratto quando l’allora Ministro dell’Istruzione era il favorito tra il papabili alla successione di Elisabeth Borne.  

L’ambizione non è un male, al contrario se coltivata con cura e con una certa dose di mitigata fedeltà all’uomo forte – vedi Macron – in determinati contesti conduce ad una rapida ascesa politica. Resta il fatto – anche qui non secondario – che avere 34 anni ed essere omosessuali non rappresentano caratteristiche di rilevanza politica. Un tempo si sarebbe detto “roba da rotocalchi”, con un certo malcelato snobismo da giornalismo politico d’antan. Invece oggi tutto si concretizza in questi insignificanti dettagli, sintomo di una pochezza politica e anche di una limitata esigenza di particolari caratteristiche richieste ai politici ideali, con buona pace di Socrate, Platone e compagna cantando. 

Per quanto concerne la sua azione politica, ovviamente essendo di natura interna, è di esclusivo interesse dei francesi. Ma noi italiani dalla memoria non corta del giovane virgulto Attal ricordiamo l’atteggiamento anti-italiano che manifestò in più occasioni, senza mancare di sfogare le sue di paturnie con un linguaggio che poco si addice ad un giovanissimo prodotto dell’élite mondiale, allevato al Word Economic Forum. Anche nei riguardi di Matteo Salvini i suoi commenti non furono certo teneri. Come agirà da Premier lo capiremo, di certo si spera che per il bene della Francia e sopratutto dell’Europa mantenga le posizioni dure contro l’islamismo radicale che in Francia è da tempo emergenza. Il suo avversario sarà Bardella, più giovane di lui, di anni ne ha 28, ed è il numero due del Rassemblement National. Bardella e Attal si affronteranno nella dura campagna per le europee di giugno, che per Attal è anche una sfida verso il suo vero obiettivo, l’Eliseo, e la successione a Macron che nel 2027 non potrà più ricandidarsi. 

L’unica cosa che temiamo, sempre che il buon Macron non stringa le redini, e che il giovane Premier seguiti a interessarsi degli affari nostrani – vecchio vizio d’oltralpe – come per esempio il commento del suo “compagno” e segretario del partito macroniano, Stéphane Séjourne, che si è preso la briga di commentare persino la vicenda di Acca Larentia. 

La vicenda di Attal non può insegnare nulla all’Italia e dovrebbero capirlo sopratutto gli eterni inseguitori del modello straniero da importare. Cosa diversa è il sistema che ha portato Attal alla suo nomina, il Presidenzialismo, la grande eterna occasione persa dall’Italia, che permette ad un Presidente eletto dal popolo di nominare un primo ministro e un governo garantendo anche durante le crisi ministeriali la stabilità, la continuità e la governabilità.  Noi invece di guardare la copertina dovremmo concentrarci di più sulla sostanza.