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Negli Stati Uniti è iniziata la corsa per la nomination del Partito Repubblicano e del Partito Democratico in vista delle elezioni presidenziali che si terranno nel novembre del 2024. I due schieramenti vedono al loro interno l’emergere delle frange più radicali a discapito di quelle moderate. Le previsioni e gli scenari sono molteplici, ma è molto probabile che, alla fine, si riassisterà ad una riedizione delle elezioni del 2020 e ad un secondo round tra Biden e Trump.

Nonostante i due leader siano impopolari agli occhi degli americani, Biden con il 53% e Trump con il 52% di disapprovazione, e gli stessi americani abbiano espresso in diverse occasioni, con una forbice che varia dal 60% al 70%, la loro contrarietà ad una riedizione dello scontro tra i due, sembra molto probabile invece rivederli contendersi la Casa Bianca a novembre. Nel campo democratico Joe Biden, nonostante l’età, i guai giudiziari e i disastri della sua amministrazione, continua ad essere l’unica alternativa credibile e una sua eventuale uscita di scena provocherebbe un vuoto di potere che difficilmente altri potrebbero riempire. In particolare il vicepresidente Kamala Harris, che aveva iniziato il suo mandato come astro nascente del progressismo americano e si appresta a concluderlo con una disapprovazione bipartisan (a destra è considerata troppo radicale, a sinistra una delusione).

In casa repubblicana, invece, Donald Trump continua a godere di un ampio consenso e a mantenere il controllo del partito di Lincoln, che il Tycoon ha plasmato a sua immagine e somiglianza, ma ha difficoltà a dialogare con gli altri repubblicani e ad ottenere consensi al di fuori dalla base dei suoi sostenitori. Se Biden viene spinto dai dirigenti del suo partito per mancanza di alternative, Trump marginalizza e brucia potenziali candidati in grado di riportare i conservatori alla Casa Bianca nel 2024. Al contrario dei Democratici, un’eventuale uscita di scena di Trump, per ragioni politiche o giudiziarie, non provocherebbe un vuoto di potere all’interno del Partito Repubblicano, ma lo renderebbe potenzialmente più competitivo.

Il 15 gennaio, con le primarie repubblicane in Iowa, gli schieramenti inizieranno a consolidarsi e sarà più semplice fare pronostici e previsioni. Secondo i sondaggi sarà Trump a vincere la competizione con un ampio margine a discapito dei suoi avversari interni, ma le attenzioni del mondo sugli avvenimenti nello Stato del Midwest non sono rivolte tanto al vincitore della competizione, ma a chi arrivando secondo potrebbe proporsi come candidato alternativo qualora il Tycoon, per via dei suoi numerosi problemi legali, non riuscisse a partecipare alla competizione elettorale. I due principali avversari di Trump sono il governatore della Florida Ron DeSantis e l’ex governatore della Carolina del Sud Nikki Haley.

Ad ogni modo questo scenario rappresenta uno spaccato di quella che è diventata la politica americana negli ultimi anni, con democratici e repubblicani preda delle frange interne più radicali, e l’America che rischia di non essere più il punto di riferimento del mondo.