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È notizia di ieri dell’ennesimo attacco da parte dei ribelli Houthi dello Yemen. Si tratta purtroppo dell’attacco numero diciannove da due mesi a questa parte, cioè da quando è iniziato il conflitto in Palestina.

La coalizione statunitense ed inglese ha riferito di aver respinto un massiccio attacco. L’esercito ribelle ha lanciato 18 droni, due missili da crociera e un missile antinave. Viene riferito dagli eserciti occidentali che l’attacco è stato sventato completamente dai jet di difesa recenti sulle navi, causando pochi danni e zero feriti (grazie a Dio).

Gli Houthi non hanno rivendicato formalmente l’attacco, ma Al Jazeera ha citato in forma anonima un ufficiale militare del gruppo che ha riferito che le loro forze “hanno preso di mira una nave legata a Israele nel Mar Rosso”. Queste continue minacce poste dai ribelli mettono un freno anche al commercio globale.

Molte navi commerciali che prima attraversavano il mar Rosso per far rotta verso l’Europa, essendo preoccupate di subire attacchi, hanno deciso di circumnavigare l’Africa. Questo fatto comporterà dei costi notevoli sia per le navi commerciali sia per i consumatori di tutto il mondo, che si troveranno a dover pagare di più qualsiasi prodotto che arriva attraverso queste navi.

È notizia sempre di ieri che nella giornata di mercoledì il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà per votare una risoluzione in merito, che potrebbe condannare le azioni dei ribelli e chiedere l’immediata cessazione degli attacchi. Mentre una prima bozza di risoluzione, redatta dagli Stati Uniti, chiedeva il riconoscimento del “diritto degli Stati membri, in conformità con il diritto internazionale, di adottare misure appropriate per difendere le loro navi mercantili e navali”.

Il testo finale è più debole; ora una delle ultime bozze trapelate afferma che gli attacchi degli Houthi impediscono il commercio globale “e minano i diritti e le libertà di navigazione, nonché la pace e la sicurezza regionale”, chiedendo che questi vengano rispettati, ma non citerebbe il diritto di un Paese a difendere le proprie imbarcazioni.

Questo fatto mostra come l’ONU continui a ripiegarsi su se stessa senza possibilità di via d’uscita. Speriamo davvero che i conflitti aperti in tutto il mondo non portino davvero, come affermato dal Papa, verso quella direzione che sconvolgerebbe ancora una volta l’umanità intera.