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All’origine delle violenze che stanno facendo sprofondare l’Ecuador nel caos c’è lui: Adolfo Macias, detto «Fito», il leader della principale banda criminale del Paese, i Los Choneros.

Chi è costui? E perché un paese che fino a pochi anni fa aveva ben poco a che fare con i narcos, ora sta sprofondando in un simile vortice di violenza? Dobbiamo tornare indietro al 2005, quando i Los Choneros erano a malapena una decina. In pochi anni consolidano il loro potere guadagnando dalla raffinazione e spedizione della coca, reinvestendo così in modo tale da far crescere la propria organizzazione.

Con il denaro arriva il consenso, soprattutto in un paese povero come l’Ecuador. Oggi controllano un esercito di circa 10.000 affiliati e danno lavoro a centinaia di migliaia di persone, un’azienda sempre pronta a rifornire di droghe l’Occidente. Il loro potere si estende anche nella politica, decidono i candidati, comprano voti e quando qualcuno si oppone sanno come regolarsi.

Il superboss condannato nel 2011 a 34 anni di carcere per diversi reati, fra cui traffico di droga e omicidio, è fuggito forse già da Natale, facendosi sostituire in cella da un sosia. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, con un coprifuoco dalle 23 alle 5. Per indurre il presidente Daniel Noboa a negoziare, i narcos stanno mettendo a ferro e fuoco il paese.

In strada la violenza dilaga, viene aperto il fuoco su civili innocenti, si vedono addirittura uomini che sparano bombe con bazooka nelle strade alle macchine di genitori intenti a prendere i figli a scuola i social si riempiono di video che inneggiano alla rivolta… ad un vero e proprio narcogolpe.

La risposta del governo nonostante la terribile situazione sembra essere decisa: “È finito il tempo in cui le persone condannate per narcotraffico, omicidio e criminalità organizzata dettavano legge al governo in carica” dice Noboa rivolgendosi alla nazione.

Anche i detenuti nelle carceri sono in rivolta, come nelle strade anche lì la legge e l’ordine sono solo un ricordo. Vengono dati poteri speciali all’esercito, «amnistia e immunità» per soldati e poliziotti che stanno provando a ristabilire l’ordine. In pratica l’esercito viene autorizzato a sparare a chiunque si consideri una potenziale minaccia.

C’è da chiedersi se questo non peggiorerà la situazione facendo il gioco dei narcos ma d’altro canto a volte è necessario mettere la parola fine. Ricordiamo come Fernando Villavicencio, candidato alla presidenza dell’Ecuador, è stato ucciso con un colpo di pistola al termine di un comizio elettorale in Agosto proprio dalla stessa banda.

Non possiamo sapere se questa sia o meno la fine del compromesso tra lo stato ecuadoreno e i narcos, ma senza dubbio è una presa di posizione coraggiosa che ha unito governo e opposizioni in un’unica battaglia. Non c’è più la politica, ci sono solo i criminali contro la giusti, i narcos contro lo Stato.