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CERIMONIA PER IL 100° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE DELL'AERONAUTICA MILITARE AEREO AEROPOLANO AEROPLANI JET MILITARI

La scorsa notte le forze armate statunitensi e britanniche hanno colpito hub logistici, sistemi di difesa aerea e luoghi di deposito di armi degli Houthi. L’attacco nel territorio yemenita ha riguardato la capitale Sana’a e diverse città tra cui Al-Ḥudayda, Saada, Dhamar, Taiz e Zabid.

Il raid ordinato da Joe Biden aveva come obiettivo il ripristino della stabilità nel Mar Rosso, una rotta commerciale fondamentale tra Europa e Asia dove il gruppo sciita sta conducendo da ormai due mesi numerosi attacchi contro le navi mercantili dirette verso Israele. “Un attacco di natura difensiva” secondo il portavoce della NATO Dylan White, che però a detta di
alcuni esponenti degli Houthi, non allenterà le operazioni di sabotaggio dei ribelli, che avvertono Stati Uniti e Gran Bretagna sottolineando che pagheranno “un prezzo pesante per questa aggressione”, considerata immotivata e sproporzionata.

Condanne che nei confronti di Stati Uniti e Gran Bretagna che arrivano anche da Ankara, Teheran e da Mosca, con accuse di voler causare un’escalation del conflitto israelo-palestinese. Escalation che vuole essere evitata a tutti i costi da Riyad che attraverso il ministro degli Esteri ha invitato all’autocontrollo senza nascondere grande preoccupazione per le operazioni militari nel Mar Rosso e gli attacchi aerei nella Repubblica dello Yemen.

Fonti di Palazzo Chigi invece fanno sapere che all’Italia è stato chiesto di sottoscrivere la dichiarazione congiunta con Stati Uniti, Regno Unito e gli altri Paesi alleati (che il governo non ha firmato) ma non è stato chiesto di partecipare ai bombardamenti in Yemen. Nelle ultime ore però una seconda nave militare italiana ha preso posizione nelle acque del Mar Rosso nell’ambito dell’operazione Atlanta, con la fregata “Federico Martinengo” che si è unita alla “Virginio Fasan”, schierata nella zona poco prima di Natale.

Una situazione sempre più incandescente che preoccupa non solo il mondo politico e diplomatico ma anche il settore commerciale, secondo il Kiel Institute infatti il numero dei container trasportati in nave sul Mar Rosso è crollato di quasi il 70% rispetto al traffico atteso in questo periodo, proprio a causa degli attacchi del gruppo Houthi.

E tra condanne e possibili ripercussioni, le soluzioni sembrano difficilmente raggiungibili nel breve periodo.