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NAVE CAVOUR PORTAEREI MARINA MILITARE

La postura politico-strategica dell’Italia trova nel concetto di “Mediterraneo allargato” la sua dimensione geografica. La Difesa definisce questo spazio includendo le aree adiacenti al Mediterraneo “in senso stretto”, quindi un’area che include l’Europa continentale, i Balcani, il Mar Nero, il Medio Oriente estendendosi fino alla Penisola Arabica e al Golfo Persico, e le regioni dell’Africa settentrionale e sub-Sahariana. Quest’ultima si allunga dal Corno d’Africa attraverso il Sahel fino al Golfo di Guinea, delineando un’area geografica di notevole importanza strategica.

All’interno dei confini di questa vasta area geografica rientra il Mar Rosso dove transita circa il
40% dell’import-export marittimo italiano, equivalente a un valore totale di 154 miliardi di euro. Questa peculiarità fa di questa zona il settore geografico più sensibile nell’ambito del Mediterraneo allargato, sia in termini economici che di approvvigionamento energetico (oltre il 50% dei traffici marittimi italiani passano da Suez). Da settimane la navigazione nel mar Rosso è minacciata da un gruppo ribelle yemenita di orientamento sciita, chiamati Houthi, noti anche come Ansar Allah (Sostenitori di Dio).

Questi ribelli sono emersi come forza significativa nello Yemen nei primi anni 2000, opponendosi principalmente al governo centrale grazie al supporto dell’Iran. Il gruppo ha preso il controllo di vasti territori, inclusa la capitale Sana’a e la costa ovest del Paese da dove conducono attacchi contro il naviglio commerciale e militare occidentale che passa dallo stretto di Bab-el-Mandeb. L’aggressione degli Houthi continua a minacciare la navigazione in un tratto di mare in cui transita circa il 30% del traffico globale di container collegando l’Asia all’Europa e agli Stati Uniti.

Secondo Huffpost “dal Canale di Suez transitano ogni anno oltre ventimila navi, il 30% del traffico container e il 12% degli scambi globali per un valore stimato di merce trasportata di mille miliardi di dollari, il 10% del commercio di greggio e raffinati e il 9% di gas naturale liquefatto. Le ricadute sono in particolare per il bacino del Mediterraneo, perché dal Mar Rosso passa circa il 21,5% del prodotto raffinato e circa il 13% del greggio destinato al mercato europeo e non solo”. Le principali compagnie di navigazione, come Maersk, Hapag Lloyd, Msc, Cma Cgm, Evergreen e BP hanno optato per evitare il canale di Suez, preferendo la rotta attraverso il Capo di Buona Speranza. Questa decisione ha portato a un significativo aumento dei costi di trasporto, con un incremento stimato fra i 650.000 e 1 milione di dollari per viaggio.

La crescente preoccupazione per la sicurezza nel Mar Rosso ha spinto gli Stati Uniti a lanciare
l’operazione navale Prosperity Guardian. L’Italia ha deciso di partecipare a questa iniziativa per
dimostrare un “segnale concreto” e sottolineare l’importanza che il governo italiano attribuisce alla salvaguardia del principio della libertà di navigazione. Questo impegno è stato sottolineato dal ministro Tajani il 10 gennaio alla Camera dei Deputati, evidenziando la serietà della situazione e la necessità di una risposta coordinata.

Il traffico di container attraverso il Mar Rosso ha comunque subito una notevole diminuzione, calando di circa il 70%. Di conseguenza, il volume giornaliero di container è sceso da oltre 500.000 a circa 200.000, riflettendo un significativo impatto sulle rotte marittime commerciali in questa regione. Come ulteriore gli Stati Uniti, insieme a una coalizione comprendente il Regno Unito, Australia, Canada, Bahrein e altri alleati, hanno intensificato le azioni militari nello Yemen e bombardato diverse basi militari degli Houthi, colpendo circa 60 obiettivi in 16 diversi luoghi, tra cui basi aeree, aeroporti e campi di addestramento.

Nonostante l’importanza strategica dell’area del Mar Rosso per l’economia e l’approvvigionamento energetico dell’Italia, la risposta nazionale alla crisi è stata piuttosto irrilevante considerata la mancata partecipazione nelle operazioni condotte dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Questo approccio cauto contrasta con l’ambizione italiana di essere un protagonista nel “Mediterraneo allargato”.

Vi diranno che il mancato attivismo è dovuto a ragioni di opportunità politica o vincoli costituzionali. La verità che tutto ciò riflette una mancanza di audacia da parte dell’Italia nel fronteggiare minacce dirette agli interessi nazionali.