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GUERRA ISRAELE - HAMAS ESERCITO ISRAELIANO SOLDATO SOLDATI MILITARE MILITARI ISRAELIANO ISRAELIANI

Roberto Motta Sosa è studioso e saggista di Storia delle relazioni internazionali, analista di politica e scenari globali, oltreché autore per “Geopolitica.info”. Tra le sue varie pubblicazioni sul Medio Oriente ricordiamo il volume Il Medio Oriente conteso. Israeliani e palestinesi in un conflitto lungo un secolo, pubblicato nel 2023 con Historica – GiubileiRegnani.

Yemen. Tra la notte dell’11 e del 12 gennaio, truppe aeree americane ed inglesi hanno colpito sedici luoghi strategici. Sedici aree dalle quali gli Houthi, ribelli yemeniti che iniziarono le loro conquiste partendo dal Nord dello Yemen, avviavano i loro attacchi alle navi del Mar Rosso, causando un aumento pericoloso delle minacce per i commerci marittimi.

“Nel giro di trent’anni gli Houthi sono passati da essere una piccola tribù a costituire una struttura parastatale, ribelle allo stato centrale dello Yemen, rispetto al quale possiede ormai forse una pari forza militare. Lo sviluppo degli Houthi a chi e cosa è dovuto?”, con questa domanda è iniziata la chiacchierata con Roberto Motta Sosa, autore di “Medio Oriente conteso” per GiubileiRegnani – Historica. Per quanto riguarda il lato militare c’è di mezzo di certo la “Repubblica Islamica dell’Iran, che ha incluso gli Houthi nel suo proxy network grazie al quale può combattere una guerra per procura contro Israele e gli Stati Uniti” sostiene Roberto Motta, che non dimentica neppure l’altro lato della medaglia, vale a dire il “ sostegno diplomatico garantito negli ultimi anni dalla Repubblica Popolare Cinese che nel dicembre 2016 ospitò a Pechino una delegazione del gruppo yemenita per discutere la situazione generale dello Yemen poco dopo la formazione unilaterale di un nuovo governo nello Yemen ad opera degli Houthi”. Un dubbio inevitabile, però, mi sorge, perché la Cina per l’ennesima volta sta facendo un doppio gioco, o sbaglio Roberto? “Hai ragione – mi conferma l’autore di Medio Oriente conteso, Roberto Motta – anzi ti dirò di più: Pechino nel 2022 e nel 2023 ha sostenuto due Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite che censuravano gli Houthi come organizzazione terroristica, la diplomazia cinese ha poi favorito negoziati tra il gruppo yemenita (di fatto favorendolo) e gli Stati arabi del Golfo impegnati a vario modo nel contrasto ad esso.”

Siamo quindi davanti a un’intricata rete di diplomazie, eserciti statali e parastatali, in un mix a dir poco esplosivo. I miliziani Houthi, infatti, sono ormai da alcuni mesi impegnati ad attaccare navi legate in qualunque maniera ad Israele. E così gli americani e gli inglesi hanno deciso di bombardare le loro strutture nevralgiche, dato che gli attacchi perpetrati mettevano sempre più a rischio il commercio marittimo. “È un nuovo capitolo nella più grande partita mondiale per il predominio nel XXI secolo” mi dice Roberto Motta “vedilo come una partita, almeno sino ad ora, giocata indirettamente dalle grandi potenze, ovvero per procura attraverso i loro proxy. Non è un caso, del resto, che il nome scelto da Washington per l’operazione navale multinazionale volta a contrastare la minaccia Houthi sia “Prosperity Guardian”, dove per prosperità si deve intendere la prosperità dei commerci mondiali lungo le vie e le regole tracciate, sino ad oggi, dalle potenze occidentali”.

L’interesse di Cina e Russia è palese e sempre più crescente, dato che gli attacchi degli Houthi si sono incentrati anche nei confronti di mercantili passanti lo Stretto di Bab el-Mandeb, ovvero uno dei choke points più importanti lungo la catena marittima di approvvigionamenti globali. “Qui, però, serve l’esperienza di un esperto come te Roberto, perché è ben poco conosciuta la rilevanza dello Stretto di Bab el-Mandeb nella complessità del commercio marittimo…” La sua risposta è affilata, precisa e puntuale, “l’insicurezza della rotta Gibilterra – Suez – Bab el-Mandeb, rendendo meno appetibile la via del Mar Rosso, potrebbe riaccendere l’interesse per vie alternative come la Belt and Road Initiative e la Northern Route (o rotta artica) entrambe sponsorizzate dal blocco delle potenze revisioniste, formato da Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese, allungando ulteriormente, in termini geografici, la linea della crisi mondiale, che quindi correrebbe longitudinalmente dall’Artico sino al Mare Arabico, passando per l’Ucraina”. Insomma, un pericoloso ginepraio di stati potenzialmente interessati e pronti anche all’azioni più estreme. È una polveriera pronta ad esplodere. Però, c’è un aspetto positivo. Abbiamo scampato il pericolo che si sarebbe venuto a creare qualora il governo Meloni non avesse deciso di uscire dall’accordo della Via della Seta, terribilmente siglato da Luigi Di Maio. Alla fine, gli Houthi sono una pedina della Cina, della Russia, dell’Iran… insomma tre stati che hanno solamente degli interessi nel vedere l’Occidente crollare. N’è certo Roberto Motta Sosa, che mi dice che possiamo “leggere la tensione nel Mar Rosso come un tentativo di mettere in discussione l’egemonia delle tradizionali talassocrazie degli ultimi due secoli (Impero britannico, ieri, Stati Uniti, oggi)”.

Ma i problemi non si limitano all’atto pratico. Cioè non dobbiamo preoccuparci solo del commercio marittimo o degli schieramenti in campo… dobbiamo attenzionare anche quello che è il sentore occidentale. Opinioni pubbliche sempre più radicalizzate sul fronte anti – Occidente, pro estremisti e dittatori. Quello che è avvenuto in seguito al 7 ottobre (ma siam sicuri che sia ancora nelle menti delle persone ciò che ha accaduto quel giorno in Israele?) è stato giustificato il giorno seguente tramite una narrativa molto semplice. “se hanno fatto quello che hanno compiuto, è colpa di Israele”. E l’Occidente, impegnato nel pacifismo, sta perdendo credibilità, compattezza, una forte difesa, eserciti pronti ad agire senza paura… Le menti occidentali son pericolosamente distratte e non colgono i rischi, per di più secondo Roberto Motta dobbiamo anche considerare “la recente minaccia iraniana di chiudere anche Gibilterra (oltre a Suez) perchè se il regime iraniano disponesse nella base navale di Latakia, sulla costa siriana, dei suoi missili cruise ground-launched “Soumar”, aventi una gittata dichiarata tra i 2.000 e i 3.000 chilometri, la sfida delle autocrazie potrebbe verosimilmente estendersi anche al cuore del Mediterraneo, con tutto ciò che ne conseguirebbe per la sicurezza dell’intera regione MENA”, vale a dire il Nord Africa e Medio Oriente.

Venendo al nostro Paese, dobbiamo constatare una ritirata dell’Italia rispetto all’operazione anglo-americana. Siamo già presenti nel Mar Rosso, mi ricorda Roberto Motta Sosa, “nell’ambito della missione NAVFOR-Somalia (operazione Atalanta) avviata nel 2008 sotto egida dell’Unione Europea”. Quindi, gli chiedo a questo punto perché ci siamo ritirati dall’operazione Prosperity Guardian dati i nostri palesi interessi nel commercio passante per il Mar Rosso. “La posizione italiana può essere letta come il tentativo di non compromettere il quadro diplomatico nella regione ovvero i rapporti tra Roma e gli Stati mediorientali evitando altresì di portare la questione nell’alveo del dibattito politico-parlamentare, in un momento in cui il Governo è già significativamente impegnato sul fronte degli aiuti militari all’Ucraina”, una scelta fortemente diplomatica per evitare anche ulteriori tensioni a livello interno quindi.

Non potevo, però, lasciare Roberto Motta senza parlare dell’ONU e del suo segretario Antonio Guterres, i grandi assenti in questo putiferio. Unilateralismo? Multilateralismo? Qual è la strada che prenderebbero le Nazioni Unite se tu, Roberto, fossi alla guida del Palazzo di Vetro? “Convocherei il Consiglio di Sicurezza con l’obiettivo di ottenere una Risoluzione condivisa da Repubblica Popolare Cinese e Federazione Russa che stabilisca una missione multinazionale sotto egida ONU per riportare in sicurezza il Mar Rosso, sottraendo così l’iniziativa a slanci unilaterali che possono risultare divisivi in termini diplomatici e potenzialmente forieri di ulteriori tensioni”.

Di Roberto Motta, il cui ultimo libro, Medio Oriente conteso, che potete trovare su tutte le piattaforme digitali e sul sito della casa editrice GiubileiRegnani, credo che il sistema internazionale ne abbia bisogno. Moderazione ma decisionalità: l’Occidente risponderà presente?