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NICOLAS SARKOZY

Nel dicembre del 2021 i media francesi e le destre zemmouriane e lepeniste accolsero con favore l’elezione a leader del partito de “Les Republicains” di Eric Ciotti. Il deputato della circoscrizione Provence-Alpes-Côte d’Azur aveva l’arduo compito di riportare l’epopea neogollista sui binari della destra ideologica e valoriale, dopo la parentesi centrista di Valerie Pecresse, culminata con il tracollo elettorale del 2022 e la chiara indicazione di voto ad Emmanuel Macron al secondo turno.

Il lento declino dei Repubblicani neogollisti, formazione diretta erede dei movimenti politici che portarono all’Eliseo Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, comincia nel 2017 quando alle elezioni Presidenziali anche la Francia segue l’onda lunga del sovranismo euroscettico dividendosi tra due nuovi competitor. Nella partita a scacchi per l’Eliseo, complice il quinquennio disastroso di François Hollande, il primo turno del voto incorona Emmanuel Macron, fondatore del movimento “La Republique En Marche” e la storica leader dell’ex “Front National”, oggi “Rassemblement National”, Marine le Pen.

Sarà proprio il connubio tra la rivoluzione liberale di Macron e la vicinanza ideale alle fasce più deboli delle ricette economiche e politiche di Marine le Pen ad erodere il bacino elettorale di Fraçois Fillon, rappresentato prevalentemente dalle fasce medie e dalla borghesia ultraconservatrice. Dal mancato accesso al secondo turno di Fillon comincia la grande discesa dei Repubblicani, culminata con la scelta, da parte di Emmanuel Macron, di nominare nel gennaio 2023 ministri provenienti dall’area politica di Eric Ciotti.

Nell’ambito del rimpasto di governo che ha portato alla nomina del giovane Primo Ministro Gabriel Attal, Macron ha scelto con fermezza di accogliere nell’esecutivo due volti storici dei precedenti esecutivi di centrodestra: Rachida Dati, Neo-ministro della cultura dopo il biennio a Ministro della Giustizia di Sarkozy tra il 2007 ed il 2009; Catherine Vautrin, ultraconservatrice, e volto storico dei gollisti vicini a Jacques Chirac dei primi anni 2000. La scelta di Macron è stata a lungo contestata, ma ha matrici strategiche fortemente lungimiranti. Nella sfida per l’Eliseo del futuro i sondaggi sembrerebbero premiare il Rassemblement National e Marine le Pen si è detta pronta a nominare Primo Ministro il giovane Jordan Bardella dopo gli anni della “Dediabolisation”.

La scelta progressista di Attal come anti-Bardella e la volontà di spostare l’asse del governo verso destra arriva in una fase molto delicata della storia francese tra crisi economica, strascichi della ripresa post-pandemica ed i tumultuosi effetti dell’immigrazione incontrollata. Lo spettro del Lepenismo tra le lussuose stanze dell’Eliseo sembra trascendere ogni ideologia, suggellando per Macron l’incapacità di trovare papabili successori e per “I Repubblicani” la lenta discesa del neogollismo in un’abulica palude politica priva di ogni Grandeur.