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LICEO CLASSICO E LINGUISTICO IMMANUEL KANT OCCUPATO OCCUPAZIONE STUDENTESCA PROTESTA CONTRO LA DAD DIDATTICA A DISTANZA SEDIE E BANCHI ACCATASTATI

Fino a che punto è lecita una protesta? Un gruppo di cittadini che decide di manifestare formando un corteo sta esercitando un diritto garantito dalla costituzione. Una cosa ben diversa è attaccare la polizia o vandalizzare beni comuni o beni privati. Così non si è più dalla parte della ragione ma si passa dall’esercitare un diritto a violare la legge diventando dei criminali.

Non ci stupisce dunque la decisione del preside del liceo Tasso, Paolo Pedullà, di punire severamente i ragazzi che hanno occupato l’istituto lo scorso dicembre. I danni alla scuola ammontano a migliaia di euro. Stiamo parlando di porte rotte, vetri in frantumi, numerosi furti compreso il contenuto della cassaforte, scassinata da questi “bravi ragazzi”.

Questi ultimi rivendicano il diritto alla libertà di espressione ma come ribadito dal preside “nessuno gliela nega ma ci sono forme democratiche in cui si esercita”, senza contare il diritto allo studio per gli studenti che non hanno voluto aderire all’occupazione, durata più di sette giorni. Pedullà propone ai consigli di classe una settimana di sospensione, lavori socialmente utili al pomeriggio e 5 in condotta al trimestre.

Viene solo chiesto che si applichino le regole dell’istituto. Non certo una punizione esemplare come invece in molti hanno preteso sui social dai primi giorni in cui il liceo fu occupato. Però comunque per alcuni non va bene. Alcuni genitori hanno avuto il coraggio di protestare e il Partito democratico quello di difenderli. Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione bilaterale Infanzia e Adolescenza, parla di “punizione durissima” che “non risponde ai valori di inclusività che dovrebbero essere alla base delle istituzioni scolastiche”.

Fortunatamente non a tutti manca il buon senso: il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha voluto esprimere “il suo apprezzamento” al preside e ai docenti del Tasso “per la fermezza dimostrata”. Ma non possiamo pretendere il rispetto delle istituzioni, in questo caso delle scuole, se neppure soggetti istituzionali – come un partito, in tal caso il Pd – pretendono che siano rispettate le regole?