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Il 12 dicembre, il nuovo ministro dell’Economia della Repubblica Argentina, Luis Caputo, ha annunciato un aggiustamento fiscale pari al 5% del PIL e un parziale riallineamento del tasso di cambio ufficiale con quello di mercato. L’aggiustamento fiscale prevede la riduzione dei sussidi, l’aumento delle tariffe commerciali, il blocco (compreso il non rinnovo) dei nuovi contratti di lavori pubblici, una drastica riduzione dei trasferimenti alle province e il dimezzamento del numero di ministeri e segreterie. Sul fronte valutario, il tasso di cambio ufficiale è stato fissato a 800 pesos per dollaro statunitense, il che implica una svalutazione del 54% del peso.

Le suddette misure sono state seguite, a metà dicembre, da un decreto di emergenza per ridurre il peso dello Stato nell’economia. Le misure contenute nel decreto includono i primi passi verso la privatizzazione delle imprese pubbliche, misure di deregolamentazione economica per un’ampia gamma di settori economici, facilitazioni alle esportazioni e la fine dei controlli sui prezzi.

Infine, a fine dicembre, il governo ha presentato al Congresso una “legge omnibus”. Il disegno di legge conta oltre 600 articoli, che vanno dalla privatizzazione di decine di aziende pubbliche, a un’amnistia fiscale, all’imposizione di limiti alle manifestazioni di protesta fino alla concessione di poteri di emergenza all’esecutivo almeno fino al 31 dicembre 2025. Quest’ultima proposta consentirebbe al Presidente Milei di bypassare ampiamente il Congresso durante questo periodo, il che faciliterebbe le riforme economiche. È probabile che le misure provochino un aumento dell’inflazione nel breve termine a causa della svalutazione della moneta e dei tagli ai sussidi. Di conseguenza, la terapia d’urto del governo Milei provocherà probabilmente un calo significativo dell’attività economica nel primo trimestre del 2024.

Tuttavia, i progressi nelle riforme macroeconomiche dovrebbero gettare le basi per una ripresa dell’economia argentina a partire dalla seconda metà dell’anno, che sarà ulteriormente sostenuta dal settore agricolo che si sta riprendendo dalla devastante siccità dello scorso anno. Il boom dei settori energetico e minerario sosterrà ulteriormente le prospettive economiche. Inoltre, il prossimo anno l’inflazione dovrebbe diminuire sensibilmente grazie alla riduzione del deficit pubblico. Dal punto di vista politico, l’ampio programma di riforme sta incontrando l’opposizione del Congresso. Il disegno di legge omnibus deve essere approvato dallo stesso Congresso per entrare in vigore, mentre il decreto di emergenza è già in vigore ma può ancora essere annullato dal Congresso.

Milei non può contare su una maggioranza assoluta in nessuna delle due camere, neanche facendo affidamento sui voti di Juntos por el Cambio, una coalizione di centro-destra che probabilmente gli garantirà il proprio sostegno. La sua coalizione, La Libertad Avanza, detiene solo il 15% dei seggi alla Camera bassa e meno del 10% al Senato. Inoltre, Milei sta affrontando anche l’opposizione giudiziaria: all’inizio di gennaio, un tribunale ha annullato la riforma del lavoro contenuta nel decreto di emergenza di dicembre. Di conseguenza, è probabile che almeno una parte del programma di riforme di Milei sarà depotenziato.

In quanto alla decisione di svalutare il peso, la sua principale implicazione a breve termine sarà l’aumento dell’inflazione, che dovrebbe raggiungere un picco di oltre il 300% a metà del 2024. Ciò peserà sul potere d’acquisto e sui consumi privati nei prossimi trimestri. Detto ciò, riducendo il divario tra la valuta ufficiale e il tasso di cambio del mercato parallelo, il governo ha ridotto le distorsioni relative dei prezzi e si è avvicinato all’obiettivo a lungo termine della convergenza verso un tasso di cambio unico, fondamentale per migliorare il contesto imprenditoriale. Per anni, i governi argentini hanno limitato il deprezzamento del peso sul mercato ufficiale ricorrendo a controlli valutari e restrizioni alle importazioni nel tentativo di preservare le riserve internazionali in diminuzione; ciò si è tradotto in una miriade di tassi del mercato parallelo, che a loro volta hanno alimentato la corruzione e ostacolato l’attività imprenditoriale e gli
investimenti.

Commentando gli annunci politici di Luis Caputo del 12 dicembre, che includono modifiche al regime valutario, alla spesa pubblica e alle restrizioni commerciali, un portavoce del FMI ha dichiarato di aver accolto con favore le misure annunciate, aggiungendo che “la loro decisa attuazione contribuirà a stabilizzare l’economia e a porre le basi per una crescita più sostenibile e guidata dal settore privato”. Le prospettive del peso sono molto incerte, poiché non si può escludere un’ulteriore convergenza tra il tasso ufficiale e quello del mercato parallelo. Difatti, un ulteriore deprezzamento sembra inevitabile quest’anno. Molto dipenderà dal successo del programma di riforme del Presidente Milei. Se i tentativi del nuovo governo di rilanciare rapidamente l’economia, ridurre drasticamente il deficit fiscale e rallentare l’emissione di moneta avranno successo, la domanda di peso si consoliderà e la valuta dovrebbe stabilizzarsi.

In conclusione, Milei rappresenta una svolta epocale nel panorama politico non solo sudamericano bensì internazionale. Proprio per questo e data l’ampiezza del piano di riforme, il nuovo governo dovrà far fronte a resistenze poderose da parte di gruppi di interesse radicati, quali sindacati e “impresauri” (imprenditori che vivono di appalti e commissioni pubbliche) nonché da una folta schiera di nemici ideologici.

Il primo presidente dichiaratamente libertario (per la precisione: anarco-capitalista) della storia porta su di sé un’enorme responsabilità. Se la sua amministrazione sarà capace di risollevare le sorti dell’Argentina, creerà un caso di scuola, un benchmark impossibile da ignorare. E potrà spingere la frontiera della libertà un po’ più in là. Tutti i riflettori sono su di lui, specialmente quelli di chi vuole che fallisca.