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È notizia di oggi la pubblicazione di un rapporto realizzato dalla Svimez, Associazione dello sviluppo del Mezzogiorno, che fotografa la situazione di assoluto impoverimento del Sud del nostro paese. Il rapporto certifica l’andamento negativo di un mezzogiorno che, nemmeno grazie al pnnr, sembra avere possibilità di ripresa.

Ci sono molti fattori o percentuali che potremmo usare per parlarvi di questo disfacimento, dallo scarso attaccamento per il lavoro dei giovani e meno giovani, al fattore mafia, che costituisce un fardello importante, alla migrazione dei giovani laureati che per realizzare un loro sogno sono costretti a spostarsi, per concludere si potrebbe far riferimento alla mancanza di infrastrutture.

In questo articolo non sarebbe proficuo fare un elenco, non perché non ci siano elementi, ma perchè la situazione è talmente tragica che anche i numeri non servono più. Però, forse, può essere utile cercare di investigare e domandarsi cosa provoca tutto questo divario che risulta ormai essere senza via d’uscita. Di sicuro i giovani hanno parte delle loro colpe, la poca voglia di lavorare è figlia anche di quell’impoverimento culturale che denunciamo da tempo. Ciò che però potrebbe spezzare una lancia a loro favore è l’assenza della società nel Sud del nostro paese. Il senso di appartenenza e di sostegno può essere un fattore che può aiutare i nostri giovani a valorizzare dei luoghi e delle terre che non hanno solo la loro storia, ma potrebbero rappresentare il futuro di tutti.

A partire dalle scuole. Molte scuole sono abbandonate a loro stesse, che anche grazie alla mancanza insegnanti qualificati rendono ancora più difficile per i ragazzi competere con i loro parigrado del nord. Un altro tema è quello degli investimenti. La mancanza di infrastrutture rappresenta la poca lungimiranza sia della politica, ma anche della società civile. La politica ha tante colpe, il clientelismo è sempre all’orizzonte ed è uno dei tanti mali che affligge la nostra nazione. Per non parlare della poca programmazione che peggiora il tutto.

Quello che nuoce è che rappresenta a pieno l’epoca in cui stiamo vivendo è il sempre vivo “partito del no”. Partito quanto mai attuale soprattutto grazie all’epoca della crisi climatica, ma da sempre attivo sui territori meridionali. Il no continua a mietere molte vittime e non intende arretrare di un centimetro. Vogliamo ricordare come la realizzazione dell’ alta velocità in Puglia sia stata bloccata da un uccello? Oppure anche il cosiddetto “no al progetto eleonora”, che riguardava l’esplorazione di gas in Sardegna?

Queste sono tutte cose che mettono in luce le facce di una stessa medaglia. Tocca a tutti noi cercare di capire come portare sulla giusta direzione una strada senza via d’uscita e provare ad invertirne la rotta.