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OLAF SCHOLZ CANCELLIERE TEDESCO

Ennesima battuta d’arresto per il cancelliere Scholz. Il difficile percorso intrapreso dal governo tedesco, composto dalla coalizione “semaforo” (socialisti, verdi e liberali), nel far dimenticare gli anni della Merkel pare sempre più tortuoso. Non bastava la crisi economica che sta colpendo il Paese… ora anche la politica estera divide Berlino.

Vediamo cosa è successo. L’Unione cristiano-democratica e l’Unione cristiano-sociale hanno presentato una mozione al Bundestag per chiedere al governo tedesco di inviare i missili da crociera Taurus a Kiev. Mozione, però, che è stata sonoramente bocciata (sorprendentemente guardando ai numeri). Addirittura 485 sono stati i deputati contrari – si è proceduto con la votazione nominale – mentre solo 178 erano i deputati favorevoli e tre astenuti. Significa, tra le varie, che neppure i popolari hanno votato compatti. Le motivazioni addotte? I missili Taurus celano il rischio di essere utilizzati dagli ucraini per attaccare la Russia nel suo territorio data la potenza di gettata. Come si è sempre detto, l’Ucraina la si aiuta per garantirle una difesa, non per permetterle di attaccare il territorio russo.

Però, nonostante questa parvenza di coerenza, ora il governo tedesco è davanti a un guado. Già nei mesi precedenti la Germania è oscillata tra una posizione fortemente filo-ucraina e una posizione maggiormente neutra. Si sa fin dall’inizio che presumibilmente è Berlino a soffrire più di tutti in Europa per ciò che è accaduto ormai quasi tre anni fa… per la scellerata scelta di Putin. Ora per di più Scholz ha migliaia di agricoltori che coi loro trattori hanno bloccato la capitale tedesca. E, ciliegina sulla torta: AfD, che in Europa compone la compagine di Identità&Democrazia, è ai suoi massimi storici, intorno al 25%.

Gli amici tedeschi dopo anni di ramanzine nei nostri confronti si trovano nella situazione peggiore di tutti in Europa. Questo, però, al di là dei campanilismi, è un grave problema per l’economia europea. Ma è anche un motivo per ragionare sull’assenza di direzione che l’UE ha ormai da diversi anni.