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Poco dopo aver colpito la città di Idlib in Siria e il nord dell’Iraq, il 17 gennaio l’Iran ha attaccato il territorio pakistano con droni e missili balistici indirizzati verso due basi del gruppo terroristico sunnita Jaish al-Adl. Il raid effettuato in Siria, è stato motivato dalla vendetta per l’attentato del 4 gennaio rivendicato dall’ISIS, quando a Kerman sono state uccise più 90 persone vicino alla tomba del generale iraniano Soleimani.

Nell’assalto a Erbil, la capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Teheran ha invece affermato di aver distrutto uno dei principali quartier generali dello spionaggio del Mossad ma il premier del Kurdistan, Mesrûr Barzanî, ha respinto come “completamente infondata” e “ingiustificata” la circostanza che nel territorio ci fosse una sede dei servizi di intelligence israeliani, sottolineando come gli
attacchi iraniani abbiano riguardato solo civili e abitazioni private, tra cui quella del noto imprenditore Peshraw Dizayee.

L’incursione in Pakistan invece, più precisamente nella zona di confine lunga circa mille chilometri con l’Iran, quindi in Belucistan, oltre a smantellare alcune cellule legate al gruppo sunnita e separatista avrebbe causato la morte di almeno due bambini. L’ambasciatore pakistano in Iran è stato immediatamente richiamato in patria e il rappresentante diplomatico iraniano è stato convocato dal ministero degli Esteri del Pakistan. Teheran ha rimarcato di aver agito per tutelare la propria sicurezza nazionale e di aver rispettato l’integrità territoriale dei due Paesi colpiti.

La Cina essendo in buoni rapporti sia con l’Iran che con Islamabad ha invitato alla moderazione proponendosi anche come possibile mediatore; proprio in Belucistan infatti ha sede il porto di Gwadar, fondamentale per la logistica regionale e per i commerci legati alla Belt&Road initiative. Nella notte tra mercoledì 17 e giovedì 18 gennaio però l’aeronautica pakistana ha condotto diversi attacchi aerei a Saravan nell’Iran sud-orientale, con l’obiettivo di neutralizzare gruppi di ribelli e militanti anti-pakistani; ad aver perso la vita però secondo i media iraniani, sarebbero almeno tre donne e quattro bambini.

Dal Mar Rosso al Medio Oriente passando per Gaza, le tensioni aumentano giorno dopo giorno. L’Iran sta dimostrando senza esitazioni di voler essere l’attore principale dell’area ma l’Occidente e le altre potenze mediorientali, non sembrano intenzionate a lasciare questo ruolo agli Ayatollah.