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Un gruppo di familiari degli ostaggi israeliani rapiti dal 7 ottobre da Hamas ha fatto irruzione nella mattina di lunedì 22 gennaio nella commissione finanze della Knesset, chiedendo al governo dello Stato ebraico un intervento rapido ed efficace per il rilascio delle 136 persone sequestrate.

Le tensioni erano già iniziate all’esterno del palazzo, con i manifestanti che si sono riuniti per
chiedere le dimissioni di Netanyahu e quindi nuove elezioni. Netanyahu poche ore prima delle proteste, aveva dichiarato di “non voler scendere a compromessi” evidenziando di voler raggiungere la smilitarizzazione di Gaza e la distruzione di Hamas, bocciando quindi la proposta riguardante la soluzione dei due Stati suggerita dagli Stati Uniti e da Mosca. Inoltre Bibi ha sottolineato di aver rifiutato le condizioni poste da Hamas per la liberazione degli ostaggi, poiché oltre a non essere credibili, in cambio del loro rilascio era previsto il ritiro dei soldati israeliani dalla Striscia e il cessate il fuoco.

Il leader del Likud ha poi incontrato una delegazione formata dai parenti di 15 prigionieri e ha attribuito ad Hamas la piena responsabilità della mancata liberazione; in seguito, ha però rimarcato che Israele sta formulando un’iniziativa per raggiungere l’obiettivo del recupero degli ostaggi, senza rilasciare ulteriori informazioni a riguardo.

Un canale televisivo israeliano, Channel 13, ha comunque divulgato le fasi della proposta israeliana che sarebbe così articolata: inizialmente si procederebbe con il rilascio delle donne e degli anziani seguiti dai giovani poi dai soldati e infine dai corpi degli ostaggi uccisi. Il piano vedrebbe oltre a pause nei combattimenti anche una trattativa sulla scarcerazione dei prigionieri palestinesi, con l’ipotesi di definire una proporzione per scambiare i detenuti nelle carceri israeliane e ogni singolo ostaggio nelle mani di Hamas.

Netanyahu sempre più inascoltato a livello internazionale, appare anche in evidente difficoltà nel fronte interno. Le prossime settimane saranno con molta probabilità decisive non solo per la stabilità politica
israeliana ma anche e soprattutto per il futuro dei civili israeliani e palestinesi.