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ROBERTO CALDEROLI MINISTRO AUTONOMIE REGIONALI,MATTEO SALVINI MINISTRO INFRASTRUTTURE

Il governo procede secondo il programma col quale si era presentato innanzi agli italiani, chiedendo il loro voto. L’autonomia era prevista da da tutta la coalizione e autonomia sarà. Intanto, ieri, è arrivato il primo si alla Camera, ora la palla passa al Senato.

Spesso accade che la sinistra nostrana ci faccia sorridere, e così anche questa volta sono chiare le incoerenze tra le file dell’opposizione. Il DDL Calderoli, approvato ieri al Senato in attesa poi di giungere alla Camera, non è altro che il prosieguo di quanto avviato nel 2021. Ricordate cosa successe? Il governo Amato, che da lì a poco avrebbe lasciato il posto al secondo governo Berlusconi, approvò nel marzo 2021 la modifica del Titolo V della Costituzione. In particolare furono due gli articoli più rilevanti che vennero modificati: l’art. 177, che prevedeva nuove materie di competenza delle regioni, ma soprattutto l’art. 116 col quale si sancì che le regioni potessero richiedere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Quindi, le conseguenze (benefiche!) di quanto vediamo oggi e vedremo nelle prossime settimane si poggiano su basi poste dalla sinistra.

Detto ciò, vediamo ora cosa contiene effettivamente questo disegno di legge. Il ddl Calderoli è composto da undici articoli che vanno a definire le varie applicazioni dell’art. 116 del titolo V. Quando anche la Camera approverà definitivamente l’autonomia differenziata, ogni regione – e non ci sorprenderemo quando saranno le regioni guidate dai governatori di sinistra a farlo – potrà chiedere allo Stato fino ad un massimo di ventitré materie, dalla tutela della salute all’istruzione, sport, ambiente, energia, trasporti, cultura e commercio estero. Ancor prima, però, di stabilire il passaggio di competenze, entro 24 mesi andranno stabiliti i LEP, cioè i livelli essenziali di prestazione. Per le regioni che risulteranno inadenpienti rispetto ai loro obblighi, l’art. 11 del ddl Calderoli prevede che il governo può sostituirsi agli enti locali che risultano inadempienti rispetto alle norme.

La Lega esulta per aver raggiunto una delle sue battaglie storiche. I referendum consultivi che negli anni furono organizzati in Lombardia e Veneto portarono sempre a risultati plebiscitari a favore dell’autonomia. Lo statalismo italiano, però, prima di scardinarlo ci vorrà tempo: oltre ai ventiquattro mesi entro i quali il governo deve varare uno o più decreti legislativi per determinare i livelli dei LEP, lo Stato e le regioni hanno 5 mesi per stabilire un’intesa su quali materie assegnare alle competenze regionali. Quindi il Pd, che ha ritrovato inaspettatamente un certo orgoglio nazionale, può tranquillizzarsi e non urlare all’impazzata come fatto ieri, mostrando i tricolori, che fino al giorno prima mai avevano fatto sventolare.