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“Un manipolo di uomini e donne sospettati di aver venduto le proprie conoscenze, il proprio potere reale o presunto e la propria morale agli interessi di Stati concorrenti. Si tratta di valigie di denaro, spie e microfoni, discorsi ben fatti e relazioni umane. L’inchiesta che state per leggere è reale, ma per scoprire la verità giudiziaria tornate tra qualche anno” così si apre il nuovo libro-inchiesta del giornalista della rivista fiamminga Knack, Louis Colart, e Joel Matriche, giornalista di Le Soir. Un fiume di dichiarazioni, indagini e resoconti del più grande caso di corruzione interno all’Unione Europea, il cosiddetto “QatarGate”.

Migliaia di documenti, decine di interviste e reportage direttamente dal Belgio sono il frutto del lavoro che per un anno – prima dello scoppio del caso – i due giornalisti hanno realizzato. Il tutto incomincia il 9 dicembre 2022, con una retata dalle dimensioni incredibili della polizia belga con venti perquisizioni in diciannove indirizzi diversi e otto arresti tra Bruxelles e l’Italia. Siamo abituati, noi italiani, a leggere di continuo sui giornali informazioni e notizie su inchieste giudiziarie: il QatarGate, dopo poche settimane, è sparito dalla circolazione. Eva Kaili, la vicepresidente del Parlamento europeo, compagna di Francesco Giorgi, che vanta una lunga esperienza da assistente all’Europarlamento, è mediaticamente la principale imputata. Ma non è l’unica: Pier Antonio Panzeri, Antonio Cozzolino, Figà-Talamanca sono solo alcuni che, insieme alla Kaili e Giorgi, risultano corrotti da potenze straniere, Qatar in primis ma anche Marocco, volti a creare una narrazione su sè ben diversi dalla realtà dei fatti.

L’intervento della Presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, dopo lo scoppio dello scandalo, fece luce sui rischi che la democrazia europea si trova ad affrontare innanzi a potenze straniere disposte a tutto, anche a corrompere i rappresentanti dei cittadini europei. E in questo caso sbaglieremmo a collegare questa inchiesta – che è pura corruzione – alle lobby che operano nel Parlamento europeo, che a stretto giro furono inserite nel calderone dei “corruttori”. Giorgi, l’assistente della Kaili, ha ammesso di aver preso mazzette dal Qatar e dal Marocco per influenzare le decisioni dell’Europarlamento. Questa è corruzione, non influenza, azione tipica delle lobby.

Fa soprendere in tutto ciò la totale assenza di reazione dell’Unione Europea nei confronti di quei paesi che hanno provato a corromperla. Qatar e Marocco sono i più rilevanti ma anche di altri stati si è parlato in questi mesi. In un mondo normale non sono solamente i corrotti ad essere puniti, ma anche i corruttori. Ma per il dio denaro tutto si può fare, anche lasciare impuniti chi ha tentato di danneggiare irrimediabilmente la democrazia europea.