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L’intelligenza artificiale continua ad attrarre gli investimenti delle Big Tech. L’ultima a mettere le mani su OpenAI, con un investimento da 10 miliardi di dollari, è stata Microsoft, l’azienda co-fondata da Bill Gates. La partnership tra le due società era iniziata nel 2019, quando Microsoft decise di investire nella start-up, leader nel settore dell’intelligenza artificiale, un miliardo di dollari; ora che l’investimento totale si aggira attorno ai 13 miliardi, la partecipazione nella start-up è salita al 49%.

Di fronte all’inarrestabilità del fenomeno Chat GPT, l’impegno delle multinazionali si moltiplica perché incidere nelle strategie di sviluppo dell’intelligenza artificiale significa essere depositari di un potere decisivo. Così scattano i primi campanelli d’allarme e giovedì scorso la Federal Trade Commission, l’agenzia federale che vigila sul rispetto delle leggi antitrust, ha aperto un’inchiesta. Lo scopo dell’indagine è esaminare gli accordi commerciali tra i giganti della tecnologia e le altre start-up dominanti nel settore AI.

Infatti, se l’intenzione di Microsoft è di estendere la collaborazione con OpenAI, così come Amazon e Google hanno fatto investendo rispettivamente 4 e 2 miliardi di dollari su Anthropic, il rischio è che, senza un’adeguata regolamentazione, i colossi del comparto riescano a eludere i controlli del governo, alterando la leale concorrenza. “Il nostro studio farà luce sul fatto che gli investimenti e le partnership perseguite dalle società dominanti rischiano di distorcere l’innovazione” – ha dichiarato la presidente della
Federal Trade Commission Lina Khan, spiegando che la richiesta indirizzata alle parti coinvolte nelle intese è di fornire la documentazione interna in modo trasparente, per consentire un adeguato monitoraggio della trattativa e prevenire la stipulazione di accordi che andrebbero ad alterare il panorama competitivo, determinando, di conseguenza, un aumento dei prezzi per i consumatori.

L’inchiesta appena avviata è il primo grande sforzo “per anticipare il problema” – ha affermato il portavoce della F.T.C. – “per capire il modo in cui le aziende stanno utilizzando partnership e investimenti per espandere rapidamente la loro influenza nell’IA”. Non è ancora chiaro come sarà valutata l’eventuale responsabilità delle aziende che forniscono sistemi di intelligenza artificiale in caso di futuri contenziosi, ma ciò che è certo – ribadisce la stessa Lina Khan – è che “per l’intelligenza artificiale non esiste un’esenzione dalle leggi in vigore”.