Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Oggi è un giorno particolare, che sa di tristezza ma anche voglia di ripartenza. Per i berlusconiani, in realtà per tutti coloro che amano la libertà ancor prima della politica, oggi è il tempo del ricordo e dell’affetto. Infatti oggi trent’anni fa Silvio Berlusconi lanciava il suo sesto figlio, Forza Italia.

“L’Italia è il Paese che amo”, così nell’annunciare la nascita di Forza Italia Berlusconi si rivolse verso i cittadini italiani, i suoi futuri elettori. Pochi come lui sapevano rivolgersi agli italiani. Forse solo lui, e il suo fidato segretario Niccolò Querci, erano convinti di quanto stavano iniziando a fare: portare il modello imprenditoriale all’interno della politica. Un imprenditore che scende in politica non ha vita facile. Anzi, ha tutti contro, in primis i suoi competitor. Berlusconi dovette affrontare tanti nemici, interni ed esterni, ed amici che gli consigliavano, come i suoi stessi figli in primis, di non candidarsi a guidare il paese. Nemici che lo fecero cadere quando nel 2011 guidava l’Italia. Nemici che a livello giudiziario fecero della loro carriera una lotta personale contro Berlusconi.

Aver riempito quel vuoto lasciato dal pentapartito trucidato dalle inchieste giudiziarie è il primo merito di Berlusconi. Quell’Italia, non tanto di centro o di destra, ma sopratutto anti-comunista, vide in Silvio Berlusconi l’ultimo argine alla sinistra, ma al contempo l’ultima possibilità di un “sogno italiano”. Il secondo fu quello di sdoganare i post-fascisti… i missini che si erano trasformati in AN. Tutto nacque dalle dichiarazioni che Silvio fece all’uscita dell’Euromercato di Casalecchio di Reno, dove disse che se fosse stato cittadino romano avrebbe votato per Gianfranco Fini a sindaco della capitale. Sdoganare i post-fascisti è stata la prima vittoria politica in senso stretto di Berlusconi: la sua capacità di svincolare la nuova AN al suo passato, cioè al Movimento Sociale Italiano, fu un passo decisivo per le vittorie di Forza Italia. Le elezioni del ’94 ne furono la miglior rappresentazione: al Nord insieme alla Lega, al Sud invece con AN, dappertutto insieme al Centro Cristiano Democratico, gli eredi della DC che non si vendettero alla sinistra. La storia sappiamo com’è andata: cappotto su Occhetto e primo governo di Berlusconi. Da lì iniziò tutto.

Fare considerazioni o valutazioni sullo stato e il futuro di Forza Italia oggi è un’offesa al ricordo del suo leader. Oggi è il suo giorno. Oggi è il momento del ricordo, ma anche del rimpianto. Quello di non avere più Silvio Berlusconi tra noi. E, quindi, a Dio Presidente, ma mai addio.