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Come vi raccontiamo da alcune settimane, il contesto della crisi nel Mar Rosso è sempre più preoccupante. Le milizie yemenite Houthi, che mirano principalmente alle navi legate ad Israele in risposta a quanto sta accadendo a Gaza, stanno sempre più costituendo una seria minaccia al commercio marittimo. Solo pochi giorni fa una nave britannica è stata colpita.

Se sabato è stato sventantato un attacco nei confronti del cacciatorpediniere americano USS Carney, poche ore prima era stata colpita e messa a fuoco una petroliera battente bandiera delle Isole Marshall, a di proprietà britannica, la Marlin Luanda. Poco ci mancava che il fuoco invadesse ogni parte della nave: è risultato necessario l’intervento della Marina Indiana col proprio cacciatorpediniere INS Visakhapatna, che ha permesso lo spegnimento delle fiamme. Nonostante l’incendio provocato dall’impatto, l’equipaggio è stato tratto tutto in salvo e in pochi minuti è arrivata la rivendicazione da parte degli Houthi.

La crisi sta avendo un crescente impatto sui costi del trasporto marittimo a livello globale. Gli Houthi, fortemente legati a Russia e Cina, ancor prima all’Iran, intendono proseguire con questi attacchi alle navi di nazioni filo-israliane. Questo comporta che alcuni armatori cinesi ne approfittano, ma il colosso Cosco, la Russia ed alcuni impresari navigatori europei agiscono con cautela cercando di prevenire la situazione.  Roberto Ferrari, managing director di Psa Italy, facente parte del gruppo internazionale PSA che gestisce oltre 60 porti sparsi nel mondo, denuncia la chiusura di Suez come un danno alla velocità dei trasporti navali italiani, che mette a rischio anche l’afflusso necessario di gas dal Qatar in seguito alla “chiusura dei rubinetti” da parte della Russia, lasciando i porti genovesi in lunga attesa. I costi medi mondiali, infatti, sono aumentati del 23%.

La Missione Aspides dell’Unione Europea è solo quindi un tassello all’interno di quel mosaico di azioni necessarie per fermare gli attacchi delle milizie Houthi, che, oltre a mettere a rischio le vite dei naviganti, costituiscono un grande pericolo per il commercio marittimo internazionale.