Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Pare ormai superfluo dire che Joe Biden sia la rovina degli americani e la miglior risorsa per tutti quei paesi, quelle cellule militari e milizie varie che vorrebbero vedere spazzato via Israele, e con esso anche tutti le truppe americane in Medio Oriente.

Questa mattina il mondo americano si è svegliato con una notizia terribile per il proprio onore: tre soldati sono rimasti vittime di un attacco drone alla base militare “Torre 22” che staziona nel confine tra Giordania e Siria, precisamente nel nord-est del territorio giordano. I colpevoli ancora non stati ben identificati, ma il presidente americano ha subito comunicato che “porteremo avanti il loro impegno nella lotta al terrorismo. E non abbiate dubbi, chiederemo conto a tutti i responsabili nel momento e nel modo da noi scelti”. Classica dichiarazione che ci saremmo aspettati. Un Biden lacerato dalle divisioni interne ai Dem, tra i moderati e la sinistra radicale, in rincorsa su Donald Trump, avrebbe dovuto alzare il tiro delle sue dichiarazioni in merito ai primi soldati americani rimasti vittime di attacchi nemici dallo scoppio della guerra a Gaza.

Dietro a questo infame attacco ci sono le milizie sciite filo-iraniane che presiedono il confine siriano. Dalle ultime ricostruzioni di quanto avvenuto, pare che la provenienza dell’attacco sia da attribuire alle milizie Kata’ib Hezbollah, che gestiscono insieme ad altre milizie vicine all’Iran una base militare nel sud della Siria. Biden, quindi, da una parte non può che prevedere una risposta ad hoc per quanto avvenuto, dall’altra però deve fare i conti con le correnti interne ai dem americani, sempre più sofferenti per l’appoggio USA ad Israele. Ma la risposta a quanto accaduto può essere una e una sola: la repressione dei mandanti, quindi un attacco alle milizie filo-iraniane che si sono rese colpevole di un atto simile. Le conseguenze della risposta americane potrebbero, però, essere imprevedibili. C’è chi parla, come Guido Olimpo oggi sul Corriere della Sera, del rischio di una “guerra d’attrito, sviluppata per pezzi lungo un arco geografico esteso”. E, appunto, in questo terribile panorama s’inseriscono anche le prossime elezioni americane, la cui campagna elettorale sta entrando sempre più nel vivo.

Sono questi i mesi più caldi, dove ogni gesto dell’Amministrazione Biden può costituire motivo di disapprovazione tra gli elettori democratici. Qualunque decisione presa in questi mesi dal presidente americano ha creato malumori e disapprovazione all’interno del partito. Se sostiene Israele, i più radicali ormai filo-Hamas denunciano la complicità USA nel genocidio che a loro avviso sta avvenendo a Gaza. Se, invece, decidesse di non rispondere agli attacchi di questa notte o di non consegnare più le armi ad Israele, si troverebbe contro il Pentagono e coloro che auspicano ancora oggi che il ruolo mondiale degli Stati Uniti sia nevralgico e centrale per la pace internazionale. E in tutto ciò, invece, i Repubblicani sono sempre più uniti intorno a Trump, dato in crescendo nei vari sondaggi.

Di certo, però, Biden non può permettersi di non agire. Tre soldati americani sono rimasti uccisi e oltre trenta feriti. Per l’onore a stelle e strisce non è accettabile un agguato simile. Ha fatto bene Biden a definire i tre soldati come “patrioti nel senso più alto del termine”. Noi, arrivati a questo punto, auspichiamo che sia lo stesso presidente americano ad agire da patriota.