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Quello che è andato di scena a Torino è l’ennesima prova della deriva totalitaria di una parte della sinistra italiana, che in nome di un pacifico “antifascismo” giustifica e premia chi da tempo lotta per distruggere le istituzioni. Un vero e proprio cortocircuito. Difatti, il comune del capoluogo piemontese ha avviato l’iter burocratico per legalizzare il centro sociale Askatasuna e trasformarlo in un “bene comune” della città. Fin qui tutto bene, ma ci scordiamo di un dettaglio importante. Il centro sociale sopracitato è sede abituale degli anarchici. Coloro che ricorrono molto spesso a metodi violenti per affermare la propria visione, che vede nella distruzione dello stato e di ogni forma di potere e di regole obbiettivi salvifici da raggiungere.

 Non sono passati troppi mesi da quando gli anarchici torinesi misero a ferro e fuoco la città, distruggendo auto e negozi, per protestare in “solidarietà” del loro leader terrorista Cospito. Sempre loro protagonisti delle facinorose proteste No-Tav, che minano la realizzazione di un’importante infrastruttura nazionale.

Nel “mondo al contrario” della sinistra, al posto di ordinare lo sgombero di un palazzo pericoloso per la collettività, la giunta comunale del capoluogo piemontese a guida dem ha approvato una delibera volta non solo a legalizzare l’Askatasuna, ma anche a considerarlo “bene comune”. Il tutto è avvenuto senza l’approvazione del consiglio comunale, che magari avrebbe ricordato come coloro che frequentano quel palazzo da valorizzare, vedono nelle istituzioni, e dunque anche il comune stesso, un male da estirpare.

“ Un centro sociale che ha fatto della violenza un’arma di lotta politica, che da oltre 30 anni occupa uno stabile del comune di Torino, e che oggi con un colpo di mano della giunta Lo Russo si vede accreditare un ruolo di custode delle battaglie anti violente e antifasciste. Se fosse ancora necessario l’ennesima prova che l’antifascismo in assenza di fascismo diventa il passe-partout che giustifica anche le violenza.” Queste le parole del consigliere comunale  di Fratelli d’Italia Ferrante De Benedictis, vice-presidente di Nazione Futura, che analizzano la scelta folle indetta dal comune sabaudo, dove un centro nevralgico della violenza anti-democratica per ossimoro diventa un “presidio culturale antifascista”.Il progetto di legalizzazione dell’Askatasuna finirà oggi in parlamento per un’interrogazione presentata da Tommaso Foti al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi