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MANIFESTANTE OMOSESSUALE TRANSGENDER TRANSESSUALE

Uno studio condotto in Inghilterra e pubblicato dal Lancet, ha evidenziato come le persone transessuali abbiano una maggiore probabilità di sviluppare delle problematiche di salute mentale a lungo termine.

Su un totale di 1’520’457 persone intervistate, 861’017 erano di sesso femminile (51,4%), 645’300 di sesso maschile (47,4%), 2600 erano persone non binarie (0,3%), 2277 individui hanno autodescritto la propria identità sessuale (0,2%) e altri 9263 hanno preferito non identificarsi in alcun genere (0,7%). Tra questi 1’499’852 erano cisgender (98,3%), 7994 erano transgender (0,7%) e 12 611 non hanno indicato la propria identità cisgender o transgender (1,0%).

Pur non essendo dati estendibili a tutta la popolazione, per il 47,2% dei transessuali non binari intervistati ci sarebbe un rischio maggiore di avere un problema di salute mentale a lungo termine. Rischio che si abbassa al 16.4% e 15.9% per i transessuali maschi e femmine e si riduce all’ 8.8 e 12% per gli uomini e le donne cisgender.

Ruth Watkinson, ricercatrice presso l’Università di Manchester, ha dichiarato che la scarsa comunicazione e i rapporti inadeguati tra pazienti e staff medico siano penalizzanti per le persone trans e non binarie, aggiungendo che il sistema sanitario nazionale inglese debba necessariamente cambiare e diventare maggiormente inclusivo e di aiuto per i transgender, spesso discriminati e non sufficientemente tutelati. Tra le persone transessuali infatti si registra la più alta percentuale di suicidi, molte volte causati non solo dalla transfobia ma anche dai disturbi legati all’ansia o alla depressione.

Vite, quelle dei trans, in diversi casi vissute ai margini della società e in contesti degradati, dove la loro inclusione sociale risulta essere particolarmente difficoltosa. È sicuramente opportuno affrontare il tema della diversità di genere sotto diversi punti di vista, dalle dinamiche sociali a quelle psicologiche e anche culturali ma non deve essere però dimenticato il valore dell’identità, troppe volte barattato in cambio di qualche hashtag o pronome con cui credere di essere rappresentati.

È perciò fondamentale saper sempre distinguere quella che può essere una vera e propria disforia di genere, dalla semplice tendenza o ancora peggio, necessità di apparire.