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PRESIDIO PER LA PALESTINA MANIFESTAZIONE BANDIERA BANDIERE MANIFESTANTE MANIFESTANTI FANTOCCIO BENJAMIN NETANYAHU

Passo falso dei Giovani Democratici milanesi, vale a dire la giovanile del Partito Democratico, che a Milano hanno tentato di organizzare un evento dedicato a quanto sta accadendo in Medio Oriente dal vergognoso titolo “Colonialismo e apartheid in Palestina. Una lunga storia di occupazione illegale e Resistenza”. Uno dei pochi esponenti del Pd che non ha accettato che il proprio partito si abbassasse a un livello tale è Daniele Nahum, consigliere del comune di Milano.

“Quello che maggiormente mi preoccupa è lo sdoganamento di alcuni termini in riferimento alla popolazione ebraica, come le parole “apartheid” e “genocidio”, spostando l’asse dall’antisionismo, che non condivido ma che comunque ritengo legittimo, ad un pericoloso e ingiustificabile antisemitismo” così si apre la nostra telefonata. È l’ennesima conferma, però, “che la sinistra con lo Stato d’Israele e il mondo ebraico ha un rapporto problematico” gli dico, ma lui è categorico “grazie all’attenzione che prima Napolitano poi Fassino diedero al caso Israele e alla sensibilizzazione sui pericoli derivanti da posizioni filo-arabe e anti-Israele, la sinistra italiana fu categoricamente dalla parte di Israele”. Si sa, però, che i tempi cambiano, e con essi le sensibilità. Tanto che i giovani dem non la pensano per nulla come il consigliere comunale Nahum, tanto da invitare a parlare di Israele proprio quella Francesca Albanese che – nel suo ruolo di relatrice speciale per i diritti palestinesi all’ONU – dimenticò di comunicare che il coniuge avesse svolto un ruolo di consulente per il Ministero dell’economia dei territori di Ramallah, sotto il governo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Oltre ad essersi spacciata ingiustificatamente da avvocato.

La preoccupazione di Nahum è più che legittima. “Sembra che agli organizzatori sia sconosciuto il significato di apartheid. In Israele gli arabi sono rappresentati dal terzo partito in ordine di preferenze, hanno tutti i diritti riconosciuti agli israeliani… non si capisce allora dove sia questa apartheid della quale parlano i giovani dem di Milano”. Di certo, però, è molto più grave l’utilizzo della parola “genocodio”. “Condivido quanto dici: in primis è un termine che, se utilizzato in questo caso, significa non conoscerne il significato etimologico. Piuttosto parliamo di un’occupazione militare e analizziamo insieme gli errori commessi, in primis quelli di Netanyahu in questi anni di suo malgoverno”. Categorico, preciso e senza giri di parole: tutto il contrario del suo leader, che anche su Israele “ha avuto un atteggiamento alquanto poco chiaro, dicendo prima di essere al suo fianco, poi che l’Italia non dovesse vendere armi ad Israele e poi che è per due stati e due popoli” faccio notare a Nahum, che però sembra non vederla come il sottoscritto, tanto che “sul conflitto medio orientale il PD ha redatto un documento che mi trova d’accordo pienamente. Mi interrogo sul perché la giovanile abbia queste idee e voglia fare eventi simili. Penso che un partito progressista di governo in qualsiasi suo rivolo non possa permettersi di fare un evento simile con questi relatori. Ha senso fare un evento sulla crisi umanitaria di Gaza, ma non è accettabile invitare persone che propagandano odio.”

Preoccupa, tra le varie cose, anche e soprattutto quel fil rouge che collega antisionismo e le manifestazioni per diritti civili, ambiente e “chi può ne ha, più ne metta”. Sono persone di sinistra, progressiste quelle che vanno in piazza per la Palestina oggi e per il femminismo domani. Vien da sorridere perché “lo sanno – gli chiedo – che se facessero una manifestazione per i diritti delle donne a Ramallah o nella striscia di Gaza, verrebbero zittite non appena si muovono?”. Un sorriso che sa di amarezza. E il riconoscimento di Daniele Nahum è emblematico, “sono il primo a non apprezzare il lavoro svolto da Bibi Netanyahu ma siamo proprio noi democratici a dover riconoscere che Israele è l’unica democrazia in quel territorio e se ci fosse un gay pride a Gaza, verrebbero zittiti – e non aggiungo altro – tutti in seduta stante, ma pure a Ramallah non potrebbe accadere una manifestazione del genere. La forza della società israeliana è che si tratta di una forza democratica”.

La democrazia, sconosciuta ai più, è l’essenza della vita occidentale. La libertà di manifestare contro il governo in carica è propria di Israele. In gran parte dei paesi arabi questo non è ammesso. E già solo questo dovrebbe farci capire da quale parte stare.