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Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, tornato agli onori della cronaca sull’onda del caso Salis e del Consiglio Europeo che ha visto una lunga mediazione sugli aiuti militari all’Ucraina, ha dichiarato che il suo partito, l’Unione Civica Ungherese (Fidesz), entrerà nel gruppo dei Conservatori Europei (ECR) dopo le elezioni europee.

Già nel 2021, quando Orbàn abbandonò il gruppo del Partito Popolare Europeo, l’adesione ad ECR sembrava un passaggio naturale per il partito della destra ungherese, dovuto anche alla forte intesa con l’allora primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, leader del partito conservatore Diritto e Giustizia, tuttavia questo percorso venne stoppato in partenza. Tra le ragioni della mancata adesione si segnala la volontà del leader magiaro di non rinunciare al suo ruolo di riferimento per l’area più a destra del parlamento europeo, rappresentata dal gruppo sovranista di Identità e Democrazia, e le posizioni in politica estera accondiscendenti nei confronti della Russia, che andavano a cozzare con il mercato atlantismo dei Conservatori Europei. La guerra in Ucraina ha contribuito ad allentare i rapporti tra Fidesz ed ECR.

La vittoria del centro-destra a guida conservatrice in Italia, con Giorgia Meloni che ricopre il ruolo di presidente dell’ECR, e la tendenza elettorale che sembrerebbe favorire una importante affermazione delle destre a livello europeo ha rilanciato l’ipotesi di allargamento della famiglia dei conservatori europei agli ungheresi di Fidesz. Ad oggi ECR è il quinto gruppo più importante dell’europarlamento e, secondo diverse stime, le elezioni di giugno lo vedrebbero in partita per il quarto posto; con Fidesz i conservatori potrebbero puntare a diventare il terzo gruppo scalzando i liberaldemocratici di Renew Europe e i sovranisti di Identità e Democrazia. 

L’intesa tra Popolari e Socialisti, davanti ad un’affermazione così netta dell’eurodestra, potrebbe essere seriamente messa in discussione dalle correnti più conservatrici del PPE, facenti capo al democristiano tedesco Manfred Weber. Non è un mistero che Giorgia Meloni, forte del suo consenso a livello nazionale e internazionale, stia tentando di riproporre lo schema del centro-destra italiano anche a livello europeo. Una scommessa che, davanti ai nuovi sviluppi, aumenterebbe certamente il montepremi ma anche i rischi: se i numeri darebbero ragione all’intesa con Fidesz, le posizioni in politica estera di Orbàn, soprattutto nei confronti della Russia, andrebbero a creare delle difficoltà nella formazione di un ampio schieramento europeo.