Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

STABILIMENTO STELLANTIS SUSTAINERA CIRCULAR ECONOMY OPERAIO OPERAI INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA CATENA DI MONTAGGIO MOTORE ASSEMBLAGGIO AUTOMOBILI AUTOMOBILE PRODUZIONE

Continua a far parlare di sè Stellantis. La casa automobilistica nata dall’acquisizione – parlare di “fusione” era motivo di addolcimento del problema per gli stabiliment italiani – di FCA da parte di PSA, dopo la richiesta del suo AD Taveres di specifici sussidi statali, ha annunciato uno stop di produzione a Mirafiori.

Facciamo un salto indietro. Giovedì scorso, sulle colonne del giornale americano Bloomberg, sono comparse le glaciali parole dell’Amministratore Delegato di Stellantis, Carlos Tavares, riguardo la produzione italiana di veicoli elettrici, che considera a rischio in assenza di sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici. Una minaccia non tanto velata al governo italiano: o ci date soldi per continuare a produrre oppure chiudiamo e lasciamo a casa i quasi quindici mila dipendenti tra Mirafiori e Pomigliano. Dimenticati totalmente gli innumerevoli miliardi che lo Stato italiano ha messo nelle casse della FIAT, è una richiesta, questa, proveniente dal colosso della famiglia Elkann difficile non solo da eseguire ma proprio da accettare, oltre che “bizzarra” come l’ha definita il Presidente Meloni durante il punto stampa realizzato direttamente da Tokyo, dove è in visita per lo scambio della presidenza del G7.

Dalle parole ai fatti: Stellantis ha infatti comunicato che lo stabilimento di Mirafiori ridurrà la produzione e per i suoi occupati sarà necessaria la cassa integrazione (che paghiamo noi contribuenti, di certo non Tavares o John Elkann). Le richieste di Taveres erano assurde prima e lo sono ancor di più in seguito alla decisione di mettere in cassa integrazione 2’260 dipendenti. Siamo davanti a una palese minaccia da parte di un’azienda nei confronti di un governo e di migliaia di famiglie. Ciò che sta avvenendo, però, non è solo responsabilità di chi negli anni ha chiuso gli occhi di fronte alle delocalizzazioni e alle riduzioni di produzione volute da Stellantis. La responsabilità è anche nelle mani di quei folli che in nome della transizione ecologica hanno ridotto l’automotive europeo a rincorrere il mercato cinese, molto più economico per i consumatori finali. Ieri ai sindacati è stata notificata la scelta di ridurre la produzione della Fiat 500 elettrica da due turni al giorno a un solo turno giornaliero e basta. Non solo la 500 vedrà una riduzione della sua produzione: per la produzione della Maserati già è previsto un solo turno lavorativo, per di più col rischio di perdere anche la fabbricazione della Maserati Levante.

Che Tavares chieda specifici incentivi pare abbastanza assurdo. Il governo, come detto dal Presidente Meloni, ha “appena investito un miliardo circa sugli ecoincentivi” e tra i suoi obiettivi ha quello di portare la produzione di auto in Italia a toccare il milione di veicoli. Traguardo concordato con Stellantis ma molto lontano se l’atteggiamento degli Elkann – per voce di Tavares – è quello attuale.